Commento al Vangelo del giorno – 21 Febbraio – Questi è il Figlio mio

Il Vangelo di oggi: Lc 9, 28-36

gesu mose eliaIn quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Commento al Vangelo di oggi:

Oggi il Signore Gesù si trasfigura, diviene luce sfolgorante. Egli, infatti, è la nostra luce, la vita intima di Dio che già abita nei nostri cuori. Se il momento d’estasi scompare, rimane però la sua parola, che possiamo ascoltare e far risuonare lungo tutta la giornata. Questo ascolto è il segno della sua grazia, il riflesso della sua luce che non ci abbandona mai.

Il Signore è mia luce (sal 26,1)
Questa è l’esperienza che, in modi diversi, siamo chiamati a ripetere tutti: mettersi davanti a Gesù di Nàzaret e guardare. E quando guardiamo Gesù di Nàzaret, evidentemente vediamo la sua umanità, la sua carne: i nostri occhi non vedono altro, i nostri orecchi non sentono altro, le nostre mani non possono toccare altro. Eppure, in quel Gesù di Nàzaret c’è la bellezza di Dio, e in certi momenti questa bellezza di Dio si manifesta; si squarcia il velo della carne e la bellezza di Dio appare nelle parole, nei gesti, nella persona di Gesù. Questo vuol dire la trasfigurazione. Questo è quello che ci permette di fare il cammino della Quaresima, se davanti a Gesù di Nàzaret possiamo dire: Forse non so molte cose di te, non sono un grande teologo, forse non ho studiato in modo particolare, ma so che “tu hai parole di vita eterna… Signore, da chi andremo?” (Gv 6,68); solo tu puoi illuminare la nostra vita; “prima ero cieco e ora ci vedo” (Gv 9,25). Sono tutte le esperienze che nascono essenzialmente dalla fede, che vede in Gesù l’immagine di Dio, l’immagine perfetta del Padre. In Lui, scrive ancora S. Paolo, abita corporalmente la pienezza della divinità. Ed è questo che viene proclamato dalla voce divina: “Questi è il Figlio mio prediletto, in Lui mi sono compiaciuto. Ascoltatelo”.
Vuole dire che l’uomo era stato creato a immagine e somiglianza di Dio: Adamo doveva avere i lineamenti di Dio, ma in realtà, se io guardo Adamo, non riesco a vedere i lineamenti di Dio, perché in Adamo vedo l’orgoglio e la disobbedienza umana. Dio sembra nascosto nel volto di Adamo. Allora in quell’uomo che era ad immagine e somiglianza di Dio, ma in cui i lineamenti divini erano stati offuscati, Dio ha dovuto lavorare, ha dovuto piano piano tornare a disegnare i suoi lineamenti, e lo ha fatto con tutta la storia della salvezza. Sul volto di Abramo, Dio ha disegnato la bellezza della fede. Sul volto di Mosè, Dio ha disegnato la bellezza dell’obbedienza. Sul volto di Davide, Dio ha disegnato la bellezza della fortezza. Sul volto di Rut, Dio ha disegnato la bellezza della fedeltà. Sul volto di questi uomini ha cominciato a ritornare la bellezza di Dio, fino a Gesù di Nàzaret, dove il volto di Dio risplende in tutto il suo splendore e in tutta la sua gloria. Per questo Mosè ed Elia stanno accanto a Gesù e gli rendono testimonianza: sono quelli che nella storia della salvezza hanno cercato la bellezza di Dio, che in qualche modo l’hanno vissuta. Mosè, quando è venuto giù dal monte, aveva il volto luminoso della bellezza di Dio, ma era una bellezza effimera, è durata per poco tempo, era come una prima esperienza di bellezza e di gioia con Dio, ma limitata. Per questo Mosè ha bisogno di guardare verso il futuro, verso Gesù. E così Elia che ha cercato la rivelazione di Dio sul monte Sinai, che ne ha trovata la presenza, ma che ha dovuto nascondere il suo volto davanti alla presenza di Dio. Mosè ed Elia, rendono testimonianza a Gesù. Questo è il significato fondamentale della seconda Domenica di Quaresima: vedere il volto glorioso di Gesù.

(Meditazione di mons. Luciano Monari Vescovo di Brescia)