Commento al Vangelo del giorno – 21 Gennaio – …una barca!

Il Vangelo di oggi: Mc 3, 7-12

In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui. Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo. Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.barca_e_lago_al_tramonto_giallo

Commento al Vangelo di oggi:

Gesù si è fatto carne nella miseria dell’uomo per annunciare l’amore e liberare gli uomini dalla sofferenza e dalle forze del male. Anche noi, nell’evangelizzazione, dobbiamo imitare Cristo nella sua incarnazione, discendere fino all’altro per accoglierlo com’è, mettendoci nel suo cuore, là dov’è ferito, e cercando nel nostro cuore, là dove anch’esso è ferito, le parole da dire.

Una barca. Quanti insegnamenti possiamo trarre da quella barca che è diventata, suo malgrado, il piccolo pulpito da dove Gesù ammaestra le folle. Innanzitutto una barca è sempre ormeggiata, ben attraccata alla riva. Così è la vita dell’uomo. Deve essere ancorata a dei punti fermi, a dei valori saldi e precisi. Senza un porto finiamo per cadere in balia di noi stessi, delle nostre passioni, delle intemperie che l’umana esistenza porta con sé. Abbiamo bisogno di un piccolo porto dove rifugiarci quando le ombre della sera si confondono con le scure acque del lago. Una barca non prende mai il largo da sola, senza un timoniere, senza qualcuno che la guidi verso il largo, la dove le reti scivolano nelle profondità dell’abisso. La stiva si riempie di pesci solo se qualcuno tira le reti, ammaina le vele, le fa risalire nel vento che la fa andare oltre, sulla via del ritorno. Così l’uomo. Senza una guida, senza qualcuno che lo accompagni finisce sugli scogli, si abissa nei gorghi della tempesta. Così recita una vecchia omelia attribuita a San Macario Vescovo: “Guai alla nave senza timoniere! Sbattuta dai morosi e travolta dalle tempeste, andrà in rovina. Guai all’anima che non ha in sé il vero timoniere, Cristo! Avvolta dalle tenebre di un mare agitato e sbattuta dalle onde degli effetti malsani, come da un uragano invernale, andrà miseramente in rovina”. Guai all’uomo che perde Dio, perde sé stesso!