Commento al Vangelo del giorno – 22 Maggio – Molte cose ho ancora da dirvi

Il Vangelo di oggi: Gv 16, 12-15

gesu_nazarethIn quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Commento al Vangelo del giorno:

Ogni domenica è la festa della SS. Trinità. Ogni domenica siamo guidati dallo Spirito alla verità tutta intera. Il Dio del Vangelo è un Dio «Persona» che si rivela, vive in mezzo al suo popolo, si incarna nell’umanità. La Trinità è l’espressione di questa «vitalità» divina, è la radice dell’amore che è in noi: «In Cristo Gesù l’amore del Padre è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (cf Rm 5,15).

Ogni mattina, appena il sole bussa alle finestre della nostra camera, noi apriamo gli occhi al mistero di un nuovo giorno. Il primo gesto è quello di tracciare sul nostro corpo il segno della Santa Croce e con le nostre labbra proclamiamo un altro mistero: quello di Dio. “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Parole semplici e abituali ma che ci parlano di Dio e della sua più profonda intimità. Pensare alla Santissima Trinità costa fatica. Più ci avviciniamo con la nostra mente a Dio e più ci sembra lontano, inaccessibile, irraggiungibile. Eppure il mistero della Trinità è il cuore della fede cristiana, il mistero che ci svela non solo i segreti di Dio ma anche quello degli uomini. Parlando di Dio, seppur in modo velato, parliamo dell’uomo, delle sue origini, della sua storia. Come avvicinarci a così grandi misteri senza il rischio di esserne accecati? Con semplicità. Narra Mons. Antonino Bello che un giorno ebbe occasione di parlare della Santissima Trinità con un suo amico prete che lavorava con gli zingari. Questi gli disse: «Io ai miei zingari sai come spiego il mistero di un solo Dio in tre persone? Non parlo di uno più uno più uno: perché così fanno tre. Parlo di uno per uno per uno: e così fa sempre uno. In Dio, cioè, non c’è una persona che si aggiunge all’altra e poi all’altra ancora. In Dio ogni persona vive per l’altra. E sai come concludo? Dicendo che questo è una specie di marchio di famiglia. Una forma di “carattere ereditario” così dominante in “casa Trinità” che, anche quando è sceso sulla terra, il Figlio si è manifestato come l’uomo per gli altri». Vivere per l’altro questo è il mistero di Dio e il mistero di colui che è fatto a sua immagine e somiglianza. E’ quel “per” che caratterizza la vita di Dio e la vita del Cristiano. Non dimentichiamolo mai quanto tracciamo sul nostro corpo il santo segno della Croce quando diciamo: ” Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Meditazione di don Luciano Vitton Mea
Parroco di Bovegno