Commento al Vangelo del giorno – 23 Aprile – Mostraci il Padre

Il Vangelo di oggi: Gv 14, 7-14

padre-figlioIn quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

Commento al Vangelo del giorno:

Gesù è l’àncora della nostra vita, il Precursore che è entrato per noi «nel velo del santuario » (cf Eb 6,19-20) per assicurarci il cammino alla gioia della vita con il Padre. «Tenendo fisso lo sguardo su Gesù» abbiamo anche un «gran numero di testimoni » (Eb 12,1-2) nella Sacra Scrittura e nei «capi» della comunità cristiana che ci hanno annunciato la parola di Dio (cf  Eb 13,7).

Questa rivelazione di Gesù a Filippo è davvero grande: Dio non è più lontano e chiuso nella sua impenetrabilità, non è più il Dio del monte, come credevano i Giudei. Ora nessuno non sarebbe più morto nell’udire la voce di Dio, come aveva creduto il popolo eletto: il volto del Padre risplende in quello di suo figlio Gesù. A dire il vero, la Sacra Scrittura, è sempre stata lampada che illumina i passi incerti dell’uomo: ecco perché Pietro dice nella sua seconda lettera: “Voi fate bene a guardare ad essa come una lampada che brilla in luogo tenebroso”. Ma nello stesso tempo San Gregorio Magno sottolinea in una sua omelia su Ezechiele: “Sappiamo tuttavia che questa stessa lampada è per noi oscura, se la verità non la fa splendere nelle nostre anime”. L’Antico Testamento illuminava i passi dell’uomo ma non svelava gli ampi orizzonti dell’eternità, di quel volto di Dio che per gli antichi padri nella fede era come ombra, o brezza mattutina che rivelava la presenza di un mistero ancora pienamente da svelare. Ora, nella pienezza dei tempi, per fissare i tratti del volto di Dio basta guardare al Cristo, per cui nulla potrà più interporsi tra Dio e i suoi figli. Permane tuttavia, e in modo paradossale, un pericolo: con l’incarnazione del Verbo Dio si è fatto così prossimo a noi che rischiamo di non riconoscerlo più. Molti, lungo i secoli, si sono scandalizzati del fatto che Egli si sia fatto troppo umano e vicino a noi e alle nostre debolezze; eppure, questa è la volontà di Dio: farsi conoscere e amare da tutti, mostrandosi, in Gesù, nel volto di tutti i poveri della terra.