Commento al Vangelo del giorno: 23 Gennaio 2017 – La vicinanza di Dio

Il Vangelo di oggi: Mc 3,22-30

Ma gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del principe dei demòni». Ma egli, chiamatili, diceva loro in parabole: «Come può satana scacciare satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi. Alla stessa maniera, se satana si ribella contro se stesso ed è diviso, non può resistere, ma sta per finire. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire le sue cose se prima non avrà legato l’uomo forte; allora ne saccheggerà la casa. In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito immondo».

Commento al Vangelo del giorno:

Con la sua vita e la sua morte il Signore Gesù ci ha mostrato l’amore del Padre (cf Gv 14,9). Il Signore Gesù ci testimonia che Dio «si è ricordato del suo amore e della sua fedeltà» (Sal 97,3), poiché non solo ci ha donato «qualcosa» di molto prezioso, ma ha donato se stesso, il suo Figlio amato, il suo Spirito d’amore, per questo eleviamo ogni giorno a lui il nostro rendimento di grazie.

vicinanza di DioGiovanni vede Gesù venire verso di lui. Dio ama l’uomo e quindi va verso di lui, lo cerca. Non ama l’uomo ideale, come lo aveva sognato, ma così com’è, con le sue ombre e le sue luci, con i suoi slanci di generosità e nel fango della sua empietà. E’ Dio che viene verso di noi, si rende presente, illumina la notte oscura dell’incredulità, sostiene le nostre fragilità, fasci i lombi di ogni umana debolezza. E’ il Dio presente, che c’è, che interviene. Questa verità era già ben evidente nell’Antico Testamento ma ha raggiunto la sua pienezza con la venuta di Gesù, il Verbo fatto carne. Questa vicinanza fa sorgere in noi una domanda, ci interpella, sfiora la blasfemia: come può Dio amare l’empietà, l’uomo che è caduto nell’abisso del peccato? A stento, direbbe San Paolo, si trova chi e disposto a dare la vita per il giusto ma come è possibile che la santità si avvicini così tanto all’empietà? La risposta è chiara ed evidente: soffrendo. I genitori soffrono per il figlio che si è perso, la bontà soffre per la cattiveria, la giustizia per l’ingiustizia, la vicinanza per la lontananza, Dio per il peccatore. Dio va verso l’uomo, si fa prossimo, abita sul pianerottolo dell’umana esistenza per redimere e salvare, per riscattare la vita, ogni vita. Diventa così l’uomo dei dolori, il crocefisso. Quando contempliamo il crocefisso, contempliamo l’amore di Dio, il perenne moto di chi viene “verso di noi”, l’infinita grandezza di un Creatore che redime la sua creatura.

don Luciano Vitton Mea