Commento al Vangelo del giorno – 23 Maggio – cosa devo fare per avere la vita eterna?

Il Vangelo di oggi: Mc 10, 17-27

vita eternaIn quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre” ». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

Commento al Vangelo del giorno:

Dio è la fonte stessa della bontà, della bellezza: lui solo può dirsi davvero buono. A volte anche noi siamo buoni, ma purtroppo non lo siamo sempre. Il Signore Gesù, dicendo che «nessuno è buono, se non Dio solo» (Mc 10,18), vuole insegnarci che la bontà perfetta non è di questo mondo. Ci esorta così a cercare solo in Dio la fonte di ogni bontà e misericordia.

Di fronte a Gesù cadono le nostre certezze, le cose di sempre, buone o cattive che siano; con Lui cambiano le gerarchie dei valori, le priorità dettate dagli usi e dai costumi degli uomini. Così il tale del Vangelo si trova spiazzato, messo con le spalle al muro, costretto a tornare a mani vuote verso casa sua, ricca di troppi beni. Difficilmente coloro che sono ricchi di “se stessi”, avvolti in tiepide coperte tessute con rigide certezze, adornati da vistosi monili fabbricati da mani d’uomo, riescono a seguire Gesù, a raggiungere la pienezza di una vita basata su un conto in perdita. Dio ci chiama, ci invita a lasciare la quiete del porto, ci conduce sulle polverose strade dove l’uomo giace esanime, ad un crocicchio lontano dove un povero tende la sua mano. Ancora oggi l‘affascinante Parola che vince il lento logorio del tempo ci invita a vendere quello che abbiamo e quello che siamo per acquistare un tesoro che non ci verrà tolto.
Gesù, la parola che oggi mi rivolgi, l’invito che mi fai «Và, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi», lambisce la mia vita, ma non la scuote, penetra nel mio cuore, ma non lo cambia. Io sono quel cammello che deve passare nella cruna di un ago, la pietra che Tu solo puoi trasformare in pane. Non permettere Signore che torni indietro, verso casa mia; non permettere che le sirene di una apparente tranquillità abbiano il sopravvento, che i “trenta denari” di questo mondo distruggano ciò che Tu hai costruito nel misero tugurio del mio cuore. Ti prego, Signore, fermami, tira il logoro lembo di questa esistenza, tienimi con Te. Amen