Commento al Vangelo del giorno – 23 Settembre – Chi dite che io sia?

Il Vangelo di oggi: Lc 9,18-22

Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: «Chi sono io secondo la gente?». Essi risposero: «Per alcuni Giovanni il Battista, per altri Elia, per altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò: «Ma voi chi dite che io sia?». Pietro, prendendo la parola, rispose: «Il Cristo di Dio ». Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno. «Il Figlio dell’uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno».

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Commento al Vangelo del giorno:

Le folle, chi dicono che io sia?
Prendiamo in considerazione l’enorme quantità di libri, articoli di stampa, audiovisivi e siti internet che tentano di dare una spiegazione, appassionata o settaria, a questa domanda di Gesù. Milioni e milioni di persone, nelle tante generazioni che ci separano da lui, hanno dato risposte differenti a questa domanda, con la loro vita differente! A noi Gesù domanda: «Ma voi chi dite che io sia?». Risponderemo bene solo in unione con Pietro, con l’aiuto della Chiesa!

Se vi sentite in cammino, sulla strada della fede, allora questa domanda dovete avere il coraggio di porvela, ogni volta che iniziate a fare qualcosa. Ai “professionisti del sacro” preti e laici impegnati in testa, la più grossa disgrazia che può succedere è quella di costruirsi un universo tutto incentrato su Cristo: parlare di Lui, celebrare Lui, ascoltare Lui. Senza che Lui ci sia. È un’esperienza terribile ma reale, abituarci a compiere le cose di Cristo perdendo di vista l’essenziale, il nucleo. «Chi dite che io sia?». Questa frase, rivolta a ciascuno, senza preamboli, come una staffilata, deve ancora echeggiare e scuotere, far vacillare le nostre più o meno grandi sicurezze. Amici che vi impegnate nella Pastorale, con i giovani, gli ammalati, catechisti, cantori, voi che passate il tempo libero a servire i poveri: chi ve lo fa fare? Gratificazione? O perché ci siete “tagliati”? No! Scusate la durezza ma occorre andare alla radice: lo fate per Cristo. Parlo di Lui perché gli appartengo, servo i poveri perché in essi riconosco il Suo volto, canto la Sua gloria perché mi riempie il cuore. E tutto questo, notate bene, avviene in un duplice contesto: “in un luogo appartato a pregare”, cioè nella casa interiore della preghiera e prima dell’annuncio della Passione. Riconoscere che Gesù è “Cristo” della mia vita, cioè Signore, Presenza, Unico, Dio, significa sinceramente mettersi in discussione, senza una affrettata risposta da catechismo, ma con la coscienza che la professione di fede passa attraverso la fatica, la salita, la croce .