Commento al Vangelo del giorno – 24 Aprile – amatevi gli uni gli altri

Il Vangelo di oggi: Gv 13,31-35

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Commento al Vangelo di oggi:

Per osservare «le dieci parole» (Es 34,28), i «dieci comandamenti» (Dt 4,13) che sono spesso infranti o dimenticati, ma che brillano nella coscienza di ogni essere umano e in ogni società che si vuole chiamare umana, Gesù Cristo ci ha donato un’alleanza nuova, una vita nuova, un comandamento nuovo: «Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri».

amatevi gli uni gli altriCon il Vangelo di oggi le lancette dell’orologio ci riportano nel Cenacolo, a quell’ora d’intimità, velata da una patina di tristezza, dove il Signore lava i piedi ai suoi discepoli e istituisce l’Eucarestia, il Sacramento dell’amore e di una nuova presenza nascosta ma viva ed efficace. E’ da quell’ora santa e benedetta che nasce il nuovo comandamento, compendio di ogni prescrizione e di ogni legge, il comandamento dell’amore: Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri». Un comandamento cucito sulla sua persona, un comandamento che disegna l’identità stessa del cristiano e che da allora è la nostra eredità, il nostro distintivo. Infatti, un cristiano lo si riconosce dal modo che ha di amare, lo vedi tra mille per il colore della sua passione, per lo sguardo di tenerezza che ha sulle cose, sulle situazioni e sulle persone. Non dai vestiti o dalle croci appese al collo, non dalle abitudini domenicali.
Dall’amore, solo dall’amore, scorgi, come nuova alba, come le prime luci di un nuovo giorno, la luce è il colore del cristianesimo. Senza Dio, senza Eucarestia, senza lo scroscio dell’acqua che lava i piedi sporchi e scarni del mendico di sempre, di quell’uomo errante che giace piagato sull’uscio della propria e dell’altrui esistenza, non c’è la pienezza dell’amore, la luce trasparente della gratuità. L’uomo da solo “vuole bene”, ma non è capace di donare la pienezza del suo cuore.
Solo nell’amore di Dio scopro “me stesso”, una rinnovata capacità di bene, l’eterna bellezza nascosta tra i meandri della miseria che ricopre e nasconde la giovinezza del primo incontro, l’emozione del primo bacio e del primo amore. Solo in Dio, in quel frammento d’eternità racchiuso in un tozzo di pane consacrato, la precarietà del mio amore diventa stabile, il baluginare fragile della mia bontà, lampada che rifrange l’eterno amore di Dio