Commento al Vangelo del giorno – 24 Febbraio – il mio calice lo berrete!

Il Vangelo di oggi: Mt 20, 17-28

In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà». Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno ». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

calvario

Commento al Vangelo di oggi:

La madre di Giacomo e Giovanni, chiedendo a Gesù un posto speciale per i suoi figli, faceva come tutti i genitori che vorrebbero il meglio per i loro figli. Gesù fa comprendere che il suo è un regno particolare, in cui chi è al vertice non domina gli altri, ma li serve, non opprime i fratelli, ma dona la vita per loro.

Gesù con i discepoli va a Gerusalemme, ma solo lui sa che cosa accadrà in quella città, meglio, appena fuori le sue mura. I discepoli, invece, sognano la gloria e con loro anche i familiari, tanto che la mamma di Giacomo e Giovanni avanza una richiesta per “sistemare” i suoi figli. D’altronde, non sono stati tra i primi chiamati? Se non possono essere pescatori, siano almeno i funzionari del nuovo regno di Gesù, questi devono essere stati i suoi pensieri. Ma Gesù corregge la prospettiva. Seguire lui non implica “far carriera” ma bere il calice dell’abbandono, del giudizio, della condanna, della croce. Di certo, non è una prospettiva accattivante, tant’è vero che sono molti gli uomini di Chiesa che, con la scusa che la Chiesa deve seguire il mondo che cambia in continuazione, sono più affaristi che pastori. La prospettiva la può vedere e far propria solo chi accoglie gli altri con il cuore umile di Gesù: una ricchezza, una fortuna personale. Il teologo Dietrich Bonhoeffer scrive: “Resta un’esperienza di eccezionale valore l’aver imparato infine a guardare i grandi eventi della storia universale dal basso, dalla prospettiva degli esclusi, dei sospetti, dei maltrattati, degli impotenti, degli oppressi e dei derisi, in una parola dei sofferenti. Se in questi tempi l’amarezza e l’astio non ci hanno corroso il cuore, se dunque vediamo con occhi nuovi le grandi e le piccole cose, la felicità e l’infelicità, la forza e la debolezza; e se la nostra capacità di vedere la grandezza, l’umanità, il diritto e la misericordia è diventata più chiara, più libera e più incorruttibile; se anzi la sofferenza personale è diventata una buona chiave, un principio fecondo per rendere il mondo accessibile attraverso la contemplazione e l’azione: tutto questo è una fortuna personale.