Commento al Vangelo del giorno – 24 Luglio – Signore hai parole di vita eterna

Il Vangelo di oggi: Mt 13,18-23

parabola seminatoreIn quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

 Commento al Vangelo di oggi: Signore hai parole di vita eterna

Le parabole offrono spesso brevi sintesi della storia della salvezza: sono parole di vita eterna. Più il suo racconto è semplice e più il suo messaggio è profondo. Le parabole non sono altro che la rivelazione dei misteri della salvezza, in particolare la rivelazione dell’amore di Dio per gli uomini. Questa è l’intenzione fondamentale di tutte le parabole e la Chiesa si è sempre preoccupata di trasmettere un’interpretazione autorizzata del testo insieme al testo stesso.

«Tutto avviene secondo un ritmo più profondo … che si dovrebbe insegnare ad ascoltare: è la cosa più importante che si può imparare in questa vita. Il silenzio può così essere strada che conduce alla profondità. Ecco perché le grandi donne e i grandi uomini dello spirito hanno amato e vissuto il silenzio».
Etty Hillesum

Nella spiegazione che Gesù dà della parabola del seminatore, l’attenzione si sposta dal seminatore ai diversi terreni che ricevono il seme, mettendo così in luce che la mancanza di frutto non dipende né dal seminatore, né dal seme, ma dal terreno su cui il seme cade. Il seme è identificato con la Parola del Signore, i terreni rappresentano i diversi modi in cui l’uomo può accogliere questa parola. L’uomo può non comprendere in profondità la parola annunciata: è il seme che cade sulla strada e che viene portato via dagli uccelli del cielo. La strada rappresenta la superficialità, l’incapacità cioè di lasciar penetrare nella nostra esistenza la Parola che salva. Ascoltiamo tutte le domeniche la Parola del Signore, alcune parabole o discorsi li conosciamo quasi a memoria ma la nostra vita non cambia, rimaniamo sempre terribilmente uguali. E alla fine cadiamo nella banalità: “E’ troppo esigente Gesù, è praticamente impossibile mettere in pratica quello che ci insegna …”. Siamo strada, terreno duro: invece di abituarci a vivere il bene lo rendiamo inaccessibile, mentre dovevamo rendere abituale il Vangelo lo abbiamo ridotto ad eccezione. Perché tanta durezza, diciamolo pure, tanta incredulità? Perché sulla nostra strada ci sono troppi rumori, troppe voci che, come gli uccelli del cielo, rubano il seme di Dio, ammutoliscono la dolcezza della sua voce. Manca attorno a noi e in noi il silenzio, la brezza del mattino che rivela la presenza di Dio. Ha ragione Etty Hillesum: “Il silenzio può così essere strada che conduce alla profondità”.