• Home »
  • Vangelo di oggi »
  • Commento al Vangelo del giorno – 24 Maggio – Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi

Commento al Vangelo del giorno – 24 Maggio – Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi

Il Vangelo di oggi: Mc 10, 28-31

In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

ultimi i primi

Commento al Vangelo del giorno:

La disputa sulla precedenza e sulla grandezza ricorre ripetutamente nel Vangelo. La vera grandezza scaturisce dall’esempio di abbassamento che ci ha dato Gesù Cristo (cf Mc 10,45 e Gv 13,15) e Dio lo ha esaltato dandogli un nome sopra ogni altro nome (Fil 2,9) e lo ha costituito Signore dell’universo. Dio è colui che abbassa i potenti ed esalta gli umili, come canta Maria, la «serva del Signore» (Lc 1,48).

«Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito ». Chi lascia tutto, riceve tutto, anzi qualcosa di più. Riceve la capacità di scorgere, là dove l’umana pietà fatica a penetrare, una luce nuova, di leggere tra le pieghe di ciò che ripugna la dolcezza di una presenza. Mi ha colpito un racconto di I. Turgheniev che ho trovato in un vecchio libro dal titolo Poesie in prosa e che esprime con una disarmante semplicità la verità poc’anzi esplicitata. “Passeggiavo per la via. Un mendicante, un vecchio cencioso, mi fermò. Aveva gli occhi infiammati, lacrimosi, le labbra violacee, le vesti a brandelli, e mostrava piaghe ripugnanti. Oh, come la miseria aveva laidamente conciato quell’essere infelice! Mi stese la mano rossa, gonfia, sudicia. Con un gesto mi chiese soccorso. Mi frugai per tutte le tasche. Non avevo né il portamonete, né l’orologio, neppure il fazzoletto; non avevo proprio nulla indosso. E il mendicante se ne stava sempre lì, in attesa. Tendeva la mano ed era scosso da un fremito lieve. Turbato, confuso, afferrai vigorosamente quella mano lurida e tremante: «Abbia pazienza, fratello, non ho niente». Il mendicante mi guardò coi suoi occhi infiammati; le sue labbra violacee si schiusero e sorrisero, e mi strinse a sua volta le gelide dita. «Che importa, fratello!», mormorò, «grazie lo stesso. Anche questa è un’elemosina! ». Compresi che avevo ricevuto anch’io un’elemosina da quel mio fratello”. Chi lascia tutto, riceve tutto perché acquista ciò che i soldi e le ricchezze non possono comperare: la semplicità. Beata semplicità che mi fai leggere la storia e gli avvenimenti attraverso il sorriso e la carità di un vecchio cencioso, che mi doni il centuplo attraverso le gelide dita di un mendicante.