Commento al Vangelo del giorno: 25 Novembre 2016 – Le parole di Gesù non passeranno

Il Vangelo di oggi: Lc 21,29-33

E disse loro una parabola: «Guardate il fico e tutte le piante; quando già germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l’estate è vicina. Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto ciò sia avvenuto. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

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Commento al Vangelo:

Le «parole» di Gesù sono la linfavitale per tutto il creato.L’immagine della pianta del fico e di tutte le altre piante che sembrano morte d’inverno, ma risorgono a nuova vita durante la bella stagione, serve da Parabola per indicare che il regno di Dio è sempre presente. Passano le stagioni, passano le generazioni, cambia il mondo, ma la parola di Dio rinnova ogni essere umano, anche se tutto sembra arido, spento e senza vita.

Accogliamo con speranza il Vangelo di oggi, perché nel Figlio dell’Uomo, il profeta Daniele rappresenta sia il futuro Messia, che l’intero Popolo d’Israele. Noi, come Chiesa, già siamo stati resi partecipi di quel Regno che a Gesù è stato consegnato in premio, per aver accettato l’estrema umiliazione della croce. Perciò, con l’apostolo Paolo, possiamo ritenere «che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi». Per questo i cristiani non hanno più bisogno di guardare l’albero di fico, per scorgervi i primi germogli: ormai contemplano l’albero della Croce e il suo frutto salvifico, il Cristo crocifisso, dal quale traggono speranza. E, se tutto intorno a noi dovesse rovinare, abbiamo la certezza di rimanere comunque saldi, perché abbiamo costruito la nostra vita su quella roccia che è la parola di Cristo. Diciamocelo spesso: «Cielo e terra passeranno, le parole di Gesù non passeranno ». E vero, ci saranno momenti nei quali lo stesso Signore ci avvertirà della durezza e dell’incomprensibilità della sua parola, come fece con i suoi discepoli dopo la moltiplicazione dei pani. Anche in quel caso fidiamoci di Gesù ad occhi chiusi e, come Pietro, diciamogli: «Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna». Ma crediamoci sul serio alla potenza salvifica della Parola, come Maria santissima, che sempre «la conservava meditandola nel suo cuore». Lo stesso Rosario che preghiamo ogni giorno, non sia mera ripetizione di Ave Maria, ma un lasciar calare nelle profondità del cuore la pagina evangelica che contempliamo come mistero.