Commento al Vangelo del giorno – 26 Dicembre – Guardatevi dagli uomini.

Il Vangelo di oggi: Mt 10, 17-22

presepeIn quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».

Commento al Vangelo di oggi:

Stefano, «uomo pieno di fede e di Spirito Santo» è il primo martire e il primo uomo di Chiesa che obbedisce alle parole di Gesù: «Non preoccupatevi di come o di che cosa direte. Vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire». In realtà Stefano era preparato, conosceva bene le Scritture e pregava sempre con la Parola di Dio. Morendo, ha utilizzato le stesse parole di Gesù sulla croce: «Signore Gesù, accogli il mio spirito. Signore, non imputare loro questo peccato» (Sal 30; Lc 23,34.46).

Perché andiamo a vedere il presepe? Cosa vediamo in esso? Una famiglia in una situazione di estrema povertà che ha dovuto lasciare la propria casa per recarsi in un’altra città, nonostante l’avanzato stato di gravidanza di Maria, e che deve deporre il Figlio appena nato in una mangiatoia. Potremmo dire che anche la visita ai presepi potrebbe costituire una forma di curiosità morbosa per le disgrazie altrui, se non ci fosse la fede. Quel bambino è il Figlio di Dio e sarà Lui che, dopo averci parlato di sé, morirà per i nostri peccati e risorgerà il terzo giorno. Per chi crede, il presepe è l’inizio di una storia che, agli occhi della fede, ha un lieto fine. Altrimenti cosa andremmo a vedere? Agli occhi del mondo quel Gesù nato a Betlemme è un fallito: nasce povero, va in esilio da piccolo, per un po’ segue il mestiere del padre, poi lascia la famiglia e va in giro con un gruppo di amici, parlando e dando testimonianza del Padre, fino a quando non lo arrestano e lo uccidono. Non è certo una di quelle star del cinema da ammirare, e questa non è neanche una di quelle storie che si possono leggere anche sulla vita di qualche santo. Solo agli occhi della fede Gesù è “il” modello da seguire. Santo Stefano è il primo che testimonia questa fede. La morte, l’odio e i tribunali sono cose che capitano anche, e soprattutto, ai discepoli di quel Bambino che vediamo nella mangiatoia. Lui, che ha assunto pienamente la nostra condizione umana, non ci promette una vita tranquilla. Ci promette la vera vita, lì dove per altri finisce tutto. Il nostro percorso è quello di Gesù, di santo Stefano e di tutti i santi e i martiri. Ed è chiaro: basta seguire quel Bambino, passo a passo. Non c’è da temere, perché Lui ci è vicino e lo Spirito Santo abita in noi. Andiamo dunque a visitare e a contemplare il presepio, consapevoli che la vita del discepolo non è facile, come non lo è stata quella del Maestro. Lui, Dio, si è umiliato per noi. Saremo noi capaci di seguirlo, come fece santo Stefano?