Commento al Vangelo del giorno: 26 Luglio 2018 – Eredi della promessa

Il Vangelo di oggi: Mt 13,16-17

vedere DioIn quel tempo, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:“Udrete, sì, ma non comprenderete,guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,sono diventati duri di orecchie hanno chiuso gli occhi,perché non vedano con gli occhi,non ascoltino con gli orecchie non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”.Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!»

Contemplo:

Tu sei all’origine
Signore Gesù tu conosci la nostra debolezza, nel parlare, nel pensare, nel pregare. Perfino nel pregare, che è l’azione apparentemente più facile, più perfetta, noi ci sentiamo estremamente deboli; e anche nel camminare insieme. Signore, tu sei all’origine di ogni preghiera e di ogni cammino: infondi il tuo spirito nel nostro cuore, in modo da renderci capaci di pregare e di camminare come tu vuoi. E quando abbiamo poca fiducia nelle nostre preghiere e nei nostri cammini perché sono troppo fragili, fa’ che guardiamo alla tua intercessione, a te glorioso presso il Padre, che nella gloria e nella comunione dello Spirito intercedi e preghi per noi in questo momento, ora e sempre.

Commento:

La figura di sant’Anna ci ricorda la casa paterna di Maria, Madre di Cristo. Là Maria è venuta al mondo, portando in sé quello straordinario mistero dell’immacolata concezione. Là era circondata dall’amore e dalla sollecitudine dei suoi genitori: Gioacchino e Anna. Là “imparava” da sua madre, proprio da sant’Anna, come essere madre. E benché, dal punto di vista umano, ella avesse rinunciato alla maternità, il Padre celeste, accettando la sua donazione totale, la gratificò della maternità più perfetta e più santa. Cristo, dall’alto della croce, trasferì in un certo senso la maternità della sua genitrice al suo discepolo prediletto, e parimenti la estese a tutta la chiesa, a tutti gli uomini. Quando come «eredi della promessa» divina (cfr. Ga14, 28.31) ci troviamo nel raggio della maternità di Maria, e quando risentiamo la sua santa profondità e pienezza, pensiamo allora che fu proprio sant’Anna la prima a insegnare a Maria, sua figlia, come essere madre. “Anna” in ebraico significa: Dio “ha fatto grazia”. Riflettendo su questo significato del nome di sant’Anna, così esclamava san Giovanni Damasceno: «Poiché doveva avvenire che la Vergine Madre di Dio nascesse da Anna, la natura non osò precedere il germe della grazia; ma rimase senza il proprio frutto perché la grazia producesse il suo. Doveva nascere infatti quella primogenita, dalla quale sarebbe nato il primogenito di ogni creatura»