Commento al Vangelo del giorno – 26 Luglio – la parabola della zizzania nel campo:

Il Vangelo di oggi: Mt 13, 36-43

parabola zizzaniaIn quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Commento al Vangelo di oggi:

I nomi di Anna e Gioacchino non hanno riscontro nel Nuovo Testamento. Ma, per i primi cristiani, i due «nonni materni» di Gesù erano una necessaria memoria storica. Probabilmente Anna, nel Primo Libro di Samuele, era il loro prototipo. Infatti, Anna, la madre del profeta Samuele, pregava con parole che anticipano il «Magnificat» il cantico di Maria (cf 1 Sam 1-2). Anche una misteriosa profetessa Anna accoglie Gesù presentato al Tempio (Lc 2,22-38).

Mosè poteva vedere il Signore senza morire. Con Lui parlava faccia a faccia, aveva un rapporto intimo, amorevole, pieno di fiducia. Era stato Dio stesso a scegliere questo israelita inquieto e amante della giustizia. Era stato sempre il Signore a rivelarsi a Mosè nel deserto, affidandogli la difficile missione di portare Israele fuori dall’Egitto. Com’è il Dio che parla col suo servitore? È un Dio di misericordia, un Dio d’amore, un Dio che desidera perdonare. Il Figlio dell’uomo è colui che semina il seme buono. Il Maestro apre il suo cuore ai suoi seguaci più cari. Anche ai giorni nostri il Signore scende nella tenda del convegno, nel Vangelo, nell’Eucaristia e nei sacramenti, ansioso di incontrare ogni persona che, come Mosè, cerca la guida sicura per non smarrirsi nel deserto terreno. Ogni generazione, anche la nostra, può dunque sperimentare questo amore, e riconoscere che il perdono è stato più grande del peccato. Chiunque può avvicinarsi a Dio, vederlo, toccarlo, accoglierlo in maniera reale ed intima, come Mosè.
Questo è possibile in ogni messa, sacramento dell’Amore. “Prendete, mangiate…”: Gesù è qui. Nella comunione, secondo una poesia di Giovanni Paolo II, scritta prima di diventare Papa, “la goccia ha assorbito il mare”.