Commento al Vangelo del giorno – 26 Maggio – la tua fede ti ha salvato!

Il Vangelo di oggi: Mc 10, 46-52

09-Guarigione-cieco-Severino-BaraldiIn quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Commento al Vangelo del giorno:

L’apostolo Pietro ci esorta a crescere verso la salvezza in un movimento dinamico. Se davvero abbiamo «gustato che buono è il Signore» (1Pt 2,3), non avremo più timore, anzi ci affideremo con gioia a lui, pietra viva, angolare e solida, sulla quale costruire la nostra esistenza in questo mondo. Il Signore ci chiama a essere suoi amici, suo tempio spirituale nel quale vuole porre la sua dimora.

Leggendo questo vangelo ho pensato a quanto fosse triste la vita quotidiana del cieco Bartimeo. Egli ci viene presentato come colui che “sedeva lungo la strada a mendicare”, ruolo scontato per la società di allora nei confronti di chi non poteva vedere, muoversi o camminare in autonomia. Forse, è proprio a causa di ciò che, al passaggio di Gesù, “molti lo rimproveravano perché tacesse”. Pur tuttavia, iI cieco Bartimeo non si arrende. L’evangelista Marco, infatti, sottolinea che “il figlio di Timeo”, nonostante i rimproveri “gridava ancora più forte”. E qui scatta il riscatto, perché quella vita di Bartimeo è una vita in attesa. Infatti, la speranza agita il suo cuore, come i flutti in tempesta agitano le onde del mare che purificandosi spingono le alghe, le conchiglie e i rifiuti verso la deriva. E com’è significativa questa agitazione. È segno di un cuore in continua preghiera. Perché la preghiera, come dice san Tommaso d’Aquino, “non viene presentata a Dio per fargli conoscere qualcosa che egli non sa, ma per spingere verso Dio l’animo di chi prega”. Capito? Nel cuore di Bartimeo c’è il desiderio vivo di incontrare Dio. E che il cuore di Bartimeo fosse in continua preghiera lo sottolinea pure il fatto che egli non chiama Gesù semplicemente col suo nome, ma riconosce in lui il “Figlio di Davide”, come è scritto nella Sacra Scrittura. Chissà quante volte l’ha sentita proclamare di sabato nella Sinagoga! Ed ora Gesù, sentendo quel grido provenire dai margini della strada di fede si ferma e lo fa chiamare. Bellissimo segno! Nessuna vita è tanto inutile da essere costretta a rimanere relegata nell’oscurità. Impariamo pure noi a non dare nulla per scontato, tanto meno quella di chi non può far altro che gridare la propria fragilità: “Rabbunì, che io veda di nuovo”!