Commento al Vangelo del giorno: 26 Novembre 2019 – Quale sarà il mio posto nella casa di Dio?

Il Vangelo di oggi: Lc 21,5-11:

“Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

MISTERI GAUDIOSIIn quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo».

Contemplo:

Ritornare a Dio:
Purtroppo noi pure dobbiamo riconoscere che i cristiani non si differenziano molto da quelli che non credono in Cristo. Si è stabilita sulla terra una mentalità pagana che influisce sul costume di tutti, come se il cristianesimo fosse una sovrastruttura venuta in altri tempi e meritevole di essere finalmente messa da parte. Gli uomini devono ritornare a Dio. Ma questo non sarà possibile se noi non lo chiederemo a lui stesso invocando il suo ritorno tra noi con la forza della sua grazia salvatrice. Gli uomini non si convertono con i bei discorsi ma con la grazia di Dio e questa va domandata dalla preghiera umile, fiduciosa e costante: Oh se tu squarciassi i cieli e ritornassi sulla terra!

Commento al Vangelo del giorno:

Quale sarà il mio posto nella casa di Dio? Lo so, non mi farai fare brutta figura, non mi farai sentire creatura che non serve a niente, perché tu sei fatto così: quando ti serve una pietra per la tua costruzione, prendi il primo ciottolo che incontri, lo guardi con infinita tenerezza e lo rendi quella pietra di cui hai bisogno – ora splendente come un diamante, ora opaca e ferma come una roccia, – ma sempre adatta al tuo scopo. Cosa farai di questo ciottolo che sono io, di questo piccolo sasso che tu hai creato e che lavori ogni giorno con la potenza della tua pazienza, con la forza invincibile del tuo amore trasfigurante? Tu fai cose inaspettate, gloriose. Getti là le cianfrusaglie e ti metti a cesellare la mia vita. Se mi metti sotto un pavimento che nessuno vede, ma che sostiene lo splendore dello zaffiro o in cima a una cupola che tutti guardano e ne restano abbagliati, ha poca importanza. Importante è trovarmi ogni giorno là dove tu mi metti, senza ritardi. E io, per quanto pietra, sento di avere una voce: voglio gridarti, o Dio, la mia felicità di trovarmi nelle tue mani malleabile, per renderti servizio, per essere tempio della tua gloria.