Commento al Vangelo del giorno: 27 Novembre 2016 – La salvezza è vicina

Il Vangelo di oggi: Mt 24,37-44

candela-avventoCome fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà.

Commento al Vangelo di oggi:

La salvezza si è fatta vicina con l’incarnazione del Verbo di Dio, che ha voluto prendere dimora tra noi. Il Signore è la luce che sorge all’orizzonte della nostra umanità, per questo, come dice san Paolo, «la notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce» (Rm 13,12). Quali sono queste armi della luce? Sono l’amore, la benevolenza, il perdono reciproco, la fede in Dio creatore e redentore dell’umanità.

Allungare il passo oltre il quotidiano

Avvento: tempo d’attesa. Queste settimane che ci separano dal Santo Natale sintetizzano la stessa esperienza umana, sono un piccolo specchio che riflette lo scorrere dei giorni, della mia e della vostra vita. Infatti cosa sarebbe “l’oggi”, il presente senza l’attesa? L’attesa ci permette di allungare il passo oltre il quotidiano, di aprire ciò che è finito al senso e al significato di un domani che non ci appartiene perché avvolto nel mistero della pura gratuità. Tutto è dono e siamo nella continua attesa che ciò che percepiamo nella finitezza del tempo doventi immortale. San Paolo ci ricorda che solo lo Carità, cioè l’amore di Dio, “non avrà mai fine”. Ecco perché don Tonino Bello sottolineava che “attendere non è altro che l’infinito del verbo Amare”. Il cristiano non attende una persona qualsiasi, un’esperienza destinata a sciogliersi come la neve ai primi raggi del sole: noi attendiamo Dio, la pienezza dell’amore. Il giorno di Natale ci inginocchieremo davanti ad un piccolo bimbo, alla povertà di una greppia. Nell’ultimo giorno scopriremo che nella debolezza di quel piccolo, nella sua povertà, come in ogni povertà, era presente la grandezza di Dio, la potenza che ci regala l’eternità. San Cirillo di Gerusalemme ci ricorda che: “Due sono anche le sue discese nella storia. Una prima volta è venuto in modo oscuro e silenzioso, come la pioggia sul vello. Una seconda volta verrà nel futuro in splendore e chiarezza davanti agli occhi di tutti”. Siamo in attesa. Serviamo la pioggia nascosta nel vello, cioè Gesù nascosto nei poveri, affinché nell’ultimo incontro Dio ci rivesta di una luce senza tramonto.

Don Luciano Vitton Mea