Commento al Vangelo del giorno – 28 Maggio – dal cielo o dagli uomini?

Il Vangelo di oggi: Mc 11, 27-33

battesimo_gesuIn quel tempo, Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?». Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Commento al Vangelo del giorno:

Gesù vuole insegnarci ad avere fede nella bontà del Padre, il quale non mancherà di provvedere ai nostri bisogni. Gesù, però, ci insegna pure che il Padre vuole da noi l’amore per i nostri fratelli, un amore capace di perdonare, di accogliere quanti sono nel bisogno. Per questo Gesù ci ha scelti: perché portiamo nel mondo frutti di pace e di bene, nella preghiera e nelle opere buone.

C’è sempre qualcuno che ha bisogno di rilasciare patentini per ogni cosa. Anche per parlare di Dio! Gesù non ha studiato, non è uno scriba, non è neppure un sacerdote della tribù di Levi, non fa parte di nessuna scuola rabbinica. Peggio: proviene dalla Galilea, regione notoriamente abitata da teste calde… E con tutto ciò, continua ad insegnare e le folle sono affascinate dal suo modo semplice e diretto di parlare di Dio. Ecco allora che una delegazione composta dai responsabili religiosi dell’epoca chiede ragione a Gesù della sua predicazione! Con quale autorità parla di Dio? Nessuna, ovvio. Eccetto quella di essere egli stesso il figlio di Dio. Sottigliezze. Gesù non cerca la rissa, ma non vuole che qualcuno si arroghi il diritto di zittirlo. E agisce con astuzia, mettendo in difficoltà i suoi accusatori, tirando in ballo il famoso Battista. Famoso e odiato dai sacerdoti, perché critico e aspro più del Nazareno. Ma amato dalle folle per la sua santità e la sua coerenza. Nemmeno Giovanni aveva il patentino, eppure ha avvicinato migliaia di persone alla conversione. Ecco, la trappola è tesa, i giudici sono in imbarazzo, non sanno che dire. Sarà per un’altra volta. E noi, nella Chiesa, non facciamo gli stessi errori.

(Paolo Curtaz)