Commento al Vangelo del giorno – 29 Maggio – cinque pani e due pesci

Il Vangelo di oggi: Lc 9, 11-17

gesu moltiplica pani e pesciIn quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Commento al Vangelo del giorno:

Il Signore Gesù, «sacerdote in eterno alla maniera di Melchisedek, per la potenza di una vita indefettibile » (Eb 7,15-17) ha realizzato la profezia del Salmo: «I poveri mangeranno e saranno saziati» (Sal 21,27). E il discepolo di Gesù con la sua vita di comunione con la Chiesa e con il prossimo realizza il misterioso comando del suo Maestro – «impossibile agli uomini ma a Dio tutto è possibile» (Mt 19,26) – di sfamare le genti con la propria vita: «Dategli voi stessi da mangiare» (Lc 9,13).

Meditiamo quest’oggi il mistero di una presenza. Di fronte alle folle Gesù rivela il legame profondo che lo unirà per sempre ai suoi amici, ad ogni uomo semplice che vede, oltre le apparenze, il segreto di un “esserci” legato ad un pane spezzato. «lo sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Dio non si rende presente in segni eclatanti, non si rivela nel vento impetuoso o nel fragore di un terremoto. Lo si percepisce nella lieve brezza del mattino, nel silenzio di un sospiro, in una lacrima nascosta dalle ombre  di un tramonto. L’Eucaristia rappresenta l’apice di questa logica divina, la sintesi suprema dell’amore di Dio che si rende presente nella quotidianità dell’esistenza umana. Fare memoria di Cristo significa scoprirlo in un frammento di pane che la potenza dello Spirito Santo trasforma nel suo vero Corpo, in una briciola insignificante che si perde nei solchi del nostro povero cuore ridonandogli il soffio di una nuova vita. Mistero di una presenza che non verrà mai meno, che il tempo non potrà mai cancellare.

(don Luciano Vitton Mea)