Commento al Vangelo del giorno: 29 Marzo 2018 – L’amaro in dolcezza

Il Vangelo di oggi: Gv 13,1-15

gesu lava i piediPrima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. [….] Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi.

Contemplo:

Prosecuzione della Passione
Il momento dell’agonia nell’orto è quello del concentrarsi di tutti i peccati umani nella carne di Cristo, da Adamo fino all’ultimo uomo. Dio irriconoscibile che diviene egli stesso «nostro peccato». E la storia non è che la prosecuzione della passione di Gesù per ognuno di noi. Ora per ora, momento per momento, la passione di Cristo entra in tutti gli avvenimenti umani come unica e irrepetibile immolazione del Calvario che, attraverso il mistero eucaristico, è tuttora operante e lo sarà fino alla fine della storia. Ma anche la sua risurrezione, che è già nostra. Noi siamo già risorti, con lui.

Commento al Vangelo del giorno:

Il mio Signore depone la veste, si cinge di un asciugatoio, versa dell’acqua nel catino e lava i piedi ai suoi discepoli: anche a noi egli vuole lavare i piedi; non solo a Pietro, ma anche a ciascun fedele dice: «Se non ti laverò i piedi, non avrai parte con me». Vieni, Signore Gesù, deponi la veste che hai indossato per me. Spògliati, per rivestirci della tua misericordia. Cingiti di un asciugatoio, per cingerci con il tuo dono, che è l’immortalità. Metti dell’acqua nel catino, e lavaci non soltanto i piedi, ma anche il capo; non solo i piedi del nostro corpo, ma anche quelli dell’anima. Voglio deporre tutta la lordura della nostra fragilità. (Sant’Ambrogio)
Medita
Gesù sa che presto morirà e ci lascia in eredità un ultimo, incredibile, magnifico, inaspettato gesto, che parla ancora, dopo più di duemila anni. Fossimo almeno capaci, almeno un poco, di chinarci, e lavare i piedi stanchi e affaticati di chi condivide le nostre strade. Non serve andare lontano per compiere questo gesto d’amore anzi, spesso è più difficile chinarsi sul vicino, l’amico, il parente, la moglie, i figli, il marito. Quanto è difficile alle volte nel silenzio mettersi interiormente in ginocchio, un grembiule a cingere i fianchi, la delicatezza d’amore che sa capire, sollevare, sa servire. Che verbo antipatico! Eppure a questo siamo stati chiamati, ad amare come amò Gesù che da ricco che era si è fatto piccolo fra i piccoli per passione d’amore. E ciò che era amaro si muterà in dolcezza.