Commento al Vangelo del giorno – 3 Novembre 2016 – Una donna e il suo tesoro

Il Vangelo di oggi: Lc 15,1-10

dracma-perdutaSi avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». Allora egli disse loro questa parabola: «Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione. O quale donna, se ha dieci dracme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta. Così, vi dico, c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Commento al Vangelo di oggi:

La pecora smarrita, la moneta perduta, i due figli amati dal padre buono sono «le parabole della misericordia». Il Vangelo di Luca ci presenta la gioia della misericordia divina verso i peccatori. È indicata, sì, la ricerca e la conversione del peccatore, ma soprattutto è esaltata la gioia del ritrovamento e dell’incontro: «C’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte » (Lc 15,10).

O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? Dio viene rappresentato da una donna che ha perso una moneta e con sollecitudine e la massima cura la cerca finché non riesce a trovarla. E’ un Dio caparbio quello di Gesù. Non cede, non si arrende; cerca con ogni mezzo di recuperare l’uomo, ogni uomo. Non vuole essere privato della nostra presenza, prende l’iniziativa, ci cerca. Come la moneta porta l’effige di chi l’ha cognata, così l’uomo porta nel suo cuore il marchio di Dio, è fatto ad immagine e somiglianza di Dio. L’Eterno non si può privare della nostra finitezza, non può perdere il tenue colore del nostro limite, questo pezzo di tempo. Dio è mistero, la sua stessa paternità è avvolta nella nube “della non conoscenza”. Come e perché Dio non si arrenda di fronte al “mio perdermi” rimane mistero. Vi è una solo categoria di persone che possono sondare questo mistero, comprendere l’angoscia di Dio che ricerca il volto dei figli: coloro che hanno perso una persona caro. Solo il cuore di una mamma e di un papà che porta il peso in un figlio irrimediabilmente perso può comprendere, può capire il dolore di un vuoto così grande, la disperazione di una perdita che nulla può colmare e riempire. Dio è padre e madre e non si arrende di fronte al vuoto di una perdita. Lascia la dimora celeste, si fa uomo, si cinge il grembiule, spazza la casa, ci scova e ci ripone nel suo cuore. Solo una donna che ha perso il suo “tesoro” comprende i misteri del cuore di Dio.