Commento al Vangelo del giorno – 30 Maggio – La pietra che i costruttori hanno scartato…

Il Vangelo di oggi: Mc 12, 1-12

pietra scartataIn quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani]: «Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero. Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna. Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?».E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.

Commento al Vangelo del giorno:

Non c’è bellezza dell’anima, che è data dalla fede, senza il profumo della virtù. Se avanzi nella virtù, avanzerai anche nell’amore operoso, poiché l’amore non è ozioso. Sarai virtuoso non solo se ti asterrai dal male, ma se farai del bene. La tua virtù ti porti alla semplicità, e sarà per te come una luce che ti renderà luminoso testimone del vangelo e della bontà di Dio.

Una vite, una siepe, un frantoio, la torre. Un sogno, la mia vita. Dio l’ha piantata sul dolce pendio della sua grazia; la cinta con la dolcezza di una presenza nascosta in segni semplici ed efficaci; la difende con un legno da cui pende l’immagine eterna del suo amore che si è fatto carne; la bagna col sudore e la passione che escono da un torchio che la cattiveria umana trasforma in patibolo. Il suo sogno, la mia vita. Lo pone nelle mie stesse ruvide mani e con voce fiduciosa sussurra: “Ora è anche il tuo sogno, te lo affido. Che porti frutti fragranti di dolcezza, misericordia, carità; che ogni uomo, ogni mia creatura, passando accanto al mio sogno, possa dissetarsi e rinfrancarsi”. Poi l’ombra del peccato, la cattiva semente che qualcuno, durante la notte, ha sparso nel solco di quella vite, nella fragili pieghe di questa esistenza. E il suo sogno rischia di svanire tra la sporcizia delle mie mani, di essere soffocato nello scrigno che avrebbe dovuto custodirlo. Poi un raggio di luce, i nitidi contorni di un legno ancora fresco di sangue. E il suo sogno, toccato dalla rugiada eterna, diventa realtà.

(don Luciano Vitton Mea)