Commento al Vangelo del giorno – 31 Ottobre – Amico, vieni più avanti!

Il Vangelo di oggi: Lc 14,1.7-11

invito a nozzeUn sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cédigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico,vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato ».

 

Commento al Vangelo di oggi:

Gesù ci insegna che umiliarsi non significa sottrarsi alle proprie responsabilità. Ma invece significa esaltare Dio e la sua misericordia che, come dice il cantico di Maria, «guarda l’umiltà dei suoi servi» (cf Lc 1,48). Valutiamo noi stessi per convertirci agli insegnamenti di Gesù: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29). Parafrasando san Paolo: «Se non avessi l’umiltà di amare Dio e il prossimo, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita»

Ancora una volta la logica del Regno annunciato da Gesù non coincide con quella del mondo. Nella nostra società veniamo educati, per quanto in maniera quasi subdola, senza che ce ne rendiamo conto, proprio ad ottenere i primi posti e questo, molto spesso, a costo di passare sopra al prossimo, o di sacrificare altri valori, più alti, come la famiglia, la dignità umana o, anche, la nostra vita di preghiera. Così, ci troviamo coinvolti in una lotta per arrivare in alto, secondo il motto “tanto hai, tanto vali”, ricercando solo convenienza e risultati rapidi. Tuttavia, Gesù ci consegna oggi un altro insegnamento: essere umili, ritenersi sempre meno degni dei fratelli. Ci dice di sederci all’ultimo posto. Ciò suona scandaloso alle nostre orecchie. Si può comprendere davvero questo messaggio solo volgendo lo sguardo al Crocifisso. Egli, che pure era il Figlio di Dio, ha voluto nascere nella povertà e nella miseria di una stalla. Egli, che aveva creato tutto dal nulla, passò la gran parte dei suoi anni terreni nella discrezione della tranquilla vita domestica, lavorando come falegname. Colui per il quale tutto è stato creato e al quale ogni cosa è sottomessa di tutto quanto esiste, nonostante la sua condizione divina, non considerò tesoro geloso la sua divinità. A tanto è giunto il suo amore per noi, che ha voluto rimanere tra noi e in noi, nascosto, riducendo la sua divinità in una piccola forma di pane, per la nostra salvezza. Ecco la luce che guida la nostra vita. San Paolo fece della croce di Cristo la sua unica gloria. “La mia vita è Cristo”, ci dice oggi. Ciò che importa non è la vita, né la morte, ma solo stare dove Dio vuole, vivendo secondo il suo spirito.