Commento al Vangelo del giorno – 4 settembre

Il Vangelo di oggi: Lc 14, 25-33

portare la croceSiccome molta gente andava con lui, egli si voltò e disse: «Se uno viene  a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace. Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.

Commento al Vangelo del giorno:

Il messaggio della croce è duro e tuttavia è al centro della vocazione cristiana, Il sacrificio degli affetti e dei beni più cari, che Gesù chiede come esigenza della sua sequela, dà al discepolo l’opportunità di crescere spiritualmente oltre se stesso, di sperimentare la vita di Cristo e quindi la gioia, ma quanto più l’esperienza della fede si approfondisce, con le sue consolazioni, tanto più il discepolo risente nel cuore la Passione di Cristo e il dolore dei fratelli.

Il brano del vangelo di Luca ci spiazza, sotto un certo punto di vista; il linguaggio usato da Gesù non solo è duro, ma assume i toni intransigenti di un integralismo che non è tipico del Signore. Immergiamoci con fiducia oltre la superficie e, guidati dallo Spirito Santo, cogliamo nel profondo il significato e l’insegnamento che Gesù ci vuole dare. In ebraico per dire “ti amo” si dice “non ti odio”. Gesù chiedendo di “odiare” i propri affetti dice che lui può essere più di ogni affetto…
Quel termine cosi duro “Se uno viene a me e non odia…” pian piano si stempera assumendo tonalità liberanti, diventando paradossalmente presupposto di un amore più autentico e maturo. L’amore umano è spesso appesantito dalle nostre passioni e diventa un legame che non permette ai sentimenti di valore nel cielo della gratuità, del dono che nulla chiede. Chiamiamo amore ciò che in realtà diventa possesso, gelosia, desiderio di avere a tutti i costi ciò che non ci appartiene. Le parole di Gesù spezzano queste catene permettendo all’amore di diventare realmente paziente e generoso, rispettoso e comprensivo, misericordioso e ricco di buoni frutti. Solo chi odia i propri amori comincia veramente ad amarechi gli sta accanto.

don Luciano Vitton Mea