Commento al Vangelo del giorno – 7 agosto – Siate pronti

Domenica 7 agosto

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Lc 12,32-48
Anche voi tenetevi pronti.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.  Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!  Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».


Medita

Nel cuore dell’estate Gesù – tenero! – ci rassicura: anche se siamo un piccolo gregge di pecore sperdute ed impaurite, al Padre è piaciuto darci il suo Regno.

Serpeggia in questa liturgia della Parola, più o meno esplicitamente, il tema della beatitudine: «Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora sve­gli… beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro». Ben sappiamo che, secondo il messaggio biblico, la beatitudine non consiste in un vago conforto dato a chi si trova in situazione di sofferenza. Anche le beatitudini che inaugurano il grande “Discorso della montagna” (Mt 5,1-13) sono piuttosto iniezioni di corag­gio e invito alla lotta, sull’esempio di Colui che è il pove­ro per eccellenza, il misericordioso per antonomasia, il più perseguitato di tutti. È, anzitutto, la beatitudine che sgorga dalla storia umana, quando essa è considera­ta come visitata da Dio, cioè ricca della presenza di lui che, dopo aver creato l’uomo, non lo abbandona al suo destino ma lo orienta sulla via della salvezza; di Colui che, dopo aver scelto un popolo, non lo lascia in balia dei nemici ma lo porta sano e salvo al felice traguardo della terra promessa.

E, pure, la beatitudine che viene dalla fede, che è do­no speciale di Dio a noi pellegrini sulla terra. Sotto que­sto profilo, beato fu Abramo perché ha creduto e beata fu Sara perché ha accettato la promessa del Signore. Ambedue furono beati perché totalmente attratti nel­l’orbita di Dio, perché docilmente incamminati sulla strada indicata loro da Dio, perché radicalmente con­vinti che Dio può far risorgere anche dai morti. È, infi­ne, la beatitudine del servo che si rende conto della pre­ziosità di poter `conoscere’ la volontà del suo Signore e si dispone con gioiosa libertà a tradurla in opere di bene  e in uno stile di vita degno di lui. Tale beatitudine trova la seguente motivazione evangelica: «A chiunque fu da­to molto, molto sarà richiesto». Ovviamente questo detto di Gesù, con il quale si chiude la pagina evangelica, vuole esplicitare il dinamismo del rapporto che corre tra Dio e l’uomo, quando questo è improntato e vissuto nel­la logica dell’alleanza, che vede Dio come primo attore e l’uomo come invitato a un dialogo d’amore. Non vi è nul­la di più esigente dell’amore, quando esso si incarna in un rapporto di alleanza.


3

Preghiamo la Parola

Sei tu, Signore, la luce che illumina il mio cammino! Troppo spesso mi sento solo e sbandato per le strade di questo mondo. Troppo spesso mi sento preda o vittima di oscuri assalti che obnubilano gli occhi della mia men­te e del mio cuore. Inondami, Signore, con la luce della tua Parola. Sei tu, Signore, il fondamento della promessa sulla quale sta saldamente fondata la mia fede! Troppo spes­o mi sento debole e instabile di fronte alle promesse al­ternative che mi arrivano da ogni parte e ad ogni pie’ sospinto. Troppo spesso mi sento come attratto e quasi sedotto da promesse totalmente contrarie alla tua. Riempimi, Signore, con la forza della tua promessa. Sei tu, Signore, il datore di ogni bene! Troppo spesso il mondo mi fa assaggiare beni che mi distolgono dalla tua mensa e mi distraggono dalle tue proposte. Troppo. spesso mi vedo esposto alla seduzione di `cibi terrestri’ che soddisfano il mio palato ma non nutrono la mia vi­ta. Fammi gustare, Signore, i beni che sono tuoi, ma so­prattutto te che sei l’unico mio bene. Sei tu, Signore, la mia beatitudine!  Troppo spesso sento che nel mondo vengono proclamati beati i ricchi, i potenti, i gaudenti. Troppo spesso vedo oppressi e perse­guitati coloro che ti seguono sulla via del vangelo. Ren­dimi partecipe, Signore, di quella gioia che può derivare solo dalla pratica delle beatitudini evangeliche.