Commento al Vangelo del giorno: 7 Novembre 2016 – All’insegna della libertà e della pace

Il Vangelo di oggi: Lc 17,1-6

perdonareDisse ancora ai suoi discepoli: «È inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono. È meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi! Se un tuo fratello pecca, rimproveralo; ma se si pente, perdonagli. E se pecca sette volte al giorno contro di te e sette volte ti dice: Mi pento, tu gli perdonerai ». Gli apostoli dissero al Signore: «Aumenta la nostra fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe».

Commento al Vangelo di oggi:

San Paolo vuole che un vescovo sia «ospitale, amante del bene, assennato, giusto, santo, padrone di sé» (Tt 1,8). Aggiunge anche «fedele alla Parola, degna di fede […] perché sia in grado di esortare con la sua sana dottrina» (Tt 1,9). Anche noi, che forse non dobbiamo predicare, siamo chiamati ad annunciare la Parola con l’esempio e la santità della nostra vita là dove il Signore ci ha posti.

Davanti a Papa Giovanni Paolo II, a Nuoro nel 1985, Eva, a cui hanno ucciso due fratelli, rende questa testimonianza: “…a tutte le famiglie come la mia, profondamente toccate negli affetti più cari, vorrei dire di non lasciarsi trascinare dall’odio, ma di saperlo dominare. Noi familiari delle vittime, rassegnati nel dolore e sostenuti dalla fede, dobbiamo avere la forza di perdonare. Alla dialettica della “balentia” alimentata dall’orgoglio e dal rancore, vogliamo sostituire una disciplina interiore nuova, la cui tutela non è affidata né ai giudici, né ad altri poteri dello Stato, ma agli educatori, alla famiglia, alla Chiesa e alla scuola. Più delle ire incontrollate e cieche sono efficaci la saggezza e la pazienza, più dell’odio e delle offese è l’amore del prossimo ad avere ragione delle resistenze e degli ostacoli. L’impegno di noi cristiani è di lavorare comunitariamente per salvare l’uomo, difenderne i diritti e la dignità tanto spesso minacciata nei suoi valori. Il mondo però non può diventare migliore se ognuno di noi non diventa migliore. Apriamo le porte del cuore al bene e alla fratellanza, perché questi valori sono i soli capaci di garantire un rinnovamento dell’umanità, all’insegna della libertà e della pace. In questa nostra storia costellata di drammi e di delitti efferati, che sembrano superare ogni limite dell’umana sopportazione, abbiamo tanto bisogno di pace. Essa non sta nelle pergamene e negli archivi, ma nell’intimo dei nostri cuori: dobbiamo conoscerla, volerla e amarla, perché non è viltà né debolezza, ma è la legge del progresso, è l’ordine terminale dei grandi sforzi della civiltà. Una pace senza clemenza non può dirsi tale. Una pace satura di vendetta non può essere vera”. Per questo, come gli Apostoli, anche noi preghiamo: “Accresci in noi la fede!”.