Non di Solo Pane – 22 febbraio

Non di solo Pane 698No, non è rimasta fredda la terra: Tu sei rimasto con noi. Che sarebbe del nostro vivere se i tabernacoli non ti portassero? Tu hai sposato una volta l’umanità e le sei rimasto fedele. Ti adoriamo, Signore, in tutti i tabernacoli del mondo. Sì! Quelli sono con noi, per noi. Non sono lontani come le stelle del cielo, che pur ci hai donato. Dovunque possiamo incontrarti: re delle stelle e di tutto il creato! Grazie, Signore, di questo dono smisurato. Il Cielo s’è rovesciato sulla terra.

La prima domenica di Quaresima è dominata dalla scena evangelica del combattimento di Gesù contro l’Avversario; a significare che tutte le volte che noi vorremo incamminarci sulla via della nostra salvezza vi sarà una lotta da sostenere. L’immagine della cattedrale svanisce, e si presenta quella del deserto. L’area appunto della costruzione. Deserto: cioè donde si comincia. Deserto: cioè silenzio e digiuno. Si comincia così. L’attività più redditizia, o almeno fo ndament ale, nell’economia della salute non è data dalle così dette virtù attive (meglio sarebbe dire: esteriori), ma da queste che piegano sull’anima stessa le energie di cui essaè capace; il bene, prima di cercarlo e compierlo di fuori, bisogna cercarlo e compierlo in noi. E il deserto allora si trasforma in un campo di lotta.
E non dico con metafora; una lotta, vera lotta. Qui siamo ad uno dei punti più importanti della vita spirituale (e perciò siamo anche ad una delle date più solenni della liturgia). Noi che abbiamo nelle vene, oltre che la viltà d’Adamo, il dolce tossico del naturalismo contemporaneo, non sappiamo persuaderci che la bontà è forza, è milizia, è rischio; e perciò l’amorfismo morale che tutto ritiene lecito, la pigrizia borghese che sogna carriere facili e poltrone comode, sono due posizioni inconciliabili non solo con il viver cristiano, ma anche con un qualsiasi vivere spirituale.

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