Donna straniera, abiti in noi!

Dì alla sapienza: «Tu sei mia sorella », e chiama amica l’intelligenza, perché ti preservi dalla donna forestiera, dalla straniera che ha parole di lusinga. Mentre dalla finestra della mia casa stavo osservando dietro le grate, ecco vidi fra gli inesperti, scorsi fra i giovani un dissennato. Passava per la piazza, accanto all’angolo della straniera, e s’incamminava verso la casa di lei, all’imbrunire, al declinare del giorno, all’apparir della notte e del buio. (Proverbi 7, 4-8)

donna stranieraRipetutamente nei cc 6-7 del libro dei Proverbi si fa riferimento ad una donna enigmatica, non meglio precisata, che l’autore sacro chiama “straniera”. Non sappiamo neppure che rapporto abbia con le altre donne, la prostituta e la donna folle, che si muovono come ombre, tra le piazze e le vie tratteggiate con maestria dal nostro autore. Precisa a riguardo Donatella Scaiola: “Si può forse ritenere che l’espressione «donna straniera» sia utilizzata per indicare un’unica figura, che assume di volta in volta i tratti dell’adultera, della prostituta, della donna malvagia, che si contrappone alla donna sapienza, anch’essa figura che si presenta con molte sfumature nei capitoli introduttivi del libro dei Proverbi”. Una cosa è certa: queste donne rappresentano il male, le cattive inclinazioni che si contrappongono al bene, l’indole idolatrica che si contrappone a Dio e alla sua volontà. Tutte le volte che leggo e medito questi capitoli provo una sorte di inquietudine, un senso di velata apprensione. Ho la sensazione che questa donna mi sia terribilmente vicina, che frequenti quotidianamente la mia casa, che, in qualche modo, abiti in me. Vi è una parte misteriosa che si cela in noi, una sorte di “donna straniera” che fa capolino, come le vecchie zitelle, dalle finestre più nascoste e recondite del nostro cuore.
La Quaresima è il tempo favorevole per conoscere ed affrontare la misteriosa donna straniera che abita in noi, di illuminarla con la potente luce della Parola di Dio affinché l’ombra diventi volto, la forestiera dichiari il suo nome. Una bellissima meditazione sul Salmo 49 di Sant’Agostino, partendo da presupposti assai diversi da quelli del Libro dei Proverbi, ben si addice alla nostra riflessione: «Quando Dio, il nostro Dio, si manifesterà e verrà, e non tacerà (Sal 49 [501,3), io ti rimprovererò. E che cosa ti farò rimproverandoti?
Che cosa ti farò?
Ora tu non ti vedi; farò in modo che tu ti veda … Che cosa farò dunque? Porrò te stesso davanti al tuo volto (Sal 49 [5o],21). Perché vuoi essere nascosto a te stesso? Tu volgi le spalle a te stesso, non ti vedi. Farò in modo che tu ti veda. Ciò che hai gettato dietro le tue spalle lo porrò dinanzi al tuo volto e tu vedrai la tua bruttezza […] E dunque fa’ tu ora quello che Dio minaccia di farti. Togli te stesso dalle tue spalle dove non ti puoi vedere, dove nascondi ciò che hai fatto, e poni te stesso davanti al tuo volto». Tempo di Quaresima, tempo opportuno per porre noi stessi davanti al nostro volto, per fare verità là dove, all’imbrunire, la donna straniera tesse e lusinga tramando col nostro passato, con tutto ciò che abbiamo buttato alle nostre spalle.