Il pane del perdono

pane del perdonoIl pane è l’alimento più comune: si trova sulla tavola del ricco e su quella del povero, sulla sontuosa mensa di chi banchetta lautamente e sul tavolaccio del carcerato. Nessuno nega una pagnotta: la si trova anche nella logora e sudicia bisaccia dell’accattone. «Io sto per mettermi in viaggio: si degni di farmi portare un pane, perché io possa dire di aver goduto la sua carità, d’aver mangiato il suo pane, e aver avuto un segno del suo perdono.» La pagnotta diventa il suggello di quel “incontro impossibile” tra fra Cristoforo e i famigliari del giovane che aveva assassinato; sigillo che va oltre un banale e stucchevole gesto di convenienza, dove il perdono concesso è sinonimo di boriosa soddisfazione e bieco autocompiacimento, ma conferma, in una società apparentemente senza pietà, che l’uomo può essere più grande del male che ha compiuto, che l’errore non è quello che lo definisce, perché è chiamato ad una dignità … incalcolabile! Non vi sono dubbi che per il Manzoni quel tozzo di pane, che il frate porterà per sempre con se, diventa medicina potente contro i mali che caratterizzano le vicende umane, dove l’odio e la tracotanza sembrano avere il soppravvento sulla “pietas” cristiana, unica e vera verità in grado di sciogliere i nodi di qualsiasi rancore e “regolamento di conti”. Il pane del perdono segnerà tutta la vita di fra’ Cristoforo ed è un motivo che ritornerà anche negli ultimi capitoli del romanzo quando, il frate, farà dono a Renzo e Lucia di «una scatola di legno ordinario ma tornita e lustrata con una certa finezza cappuccinesca» dove è conservato “quel tozzo di pane”. «Lo lascio a voi altri: serbatelo; fatelo vedere ai vostri figlioli. Verranno in un tristo mondo, in tristi tempi, in mezzo a’ superbi e a’ provocatori: dite loro che perdonino sempre, sempre! Tutto, tutto!…» Il Manzoni consegna simbolicamente, con queste parole poste sulle labbra del suo cappuccino, il pane del perdono a tutti coloro che leggeranno il suo romanzo affinché facciano della pietà la chiave esistenziale per aprire le porte di ogni umana cattiveria. Il pane del perdono è l’alimento spirituale più comune: ce né bisogno sulla tavola del ricco e su quella del povero, sulla sontuosa mensa di chi banchetta lautamente e sul tavolaccio del carcerato. Il pane del perdono non bisogna negarlo a nessuno: lo si deve trovare anche nella logora e sudicia bisaccia dell’accattone che giace piagato dai suoi peccati agli angoli e ai crocicchi dell’umana esistenza.

don Luciano Vitton Mea