Il poema della quaresima

quaresimaMi sembra di essere entrato in un mare di profondità senza misura, e di bellezza compatta e inesauribile. Mi riferisco al poema della Quaresima che la Chiesa comincia a dispiegare quotidianamente nella sua liturgia, straripando poi nel tempo di Passione, per finire con la grande settimana in cui «tutto avrà compimento »; con la settimana che riprenderà la prima epoca del mondo e dalla quale uscirà una «nuova creazione». Settimana che sarà paradigma ed emblema per ogni tempo dell’anno: perché dopo, ogni domenica sarà sempre Pasqua; e ogni lunedì sarà un lunedì santo, in cui Dio per mezzo del Verbo continua «a creare tutti questi beni e li santifica, dà loro la vita, li benedice per farcene dono»; e ogni martedì sarà appunto un martedì santo; così per tutti gli altri giorni. Una settimana e un tempo che sarà il cardine del mondo anche fisico. Perché, secondo la liturgia, non è l’uomo che rotea intorno ai cieli, alle costellazioni; è il sole e sono le costellazioni e i cieli che roteano intorno all’uomo.
Del resto, l’Uomo, il protagonista di questo poema, è Cristo, il Verbo per il quale «tutto è stato creato e niente di quanto esiste può esistere senza di lui» (Gv 1,3). Si tratta dunque di un poema cui veramente «ha posto mano e cielo e terra».
Anche a prescindere da ogni altro tempo liturgico (ciò non è possibile perché tutto nella liturgia è unitario e compatto, e la preghiera è sempre un fatto totale, e il sacrificio è sempre uno e ogni tempo è tempo sacro), anche a prescindere, per ipotesi, e isolare la Quaresima, essa si presenta come un poema finito, completo, come un cerchio di perfezione i cui confini sono la morte e la vita del mondo intero, dell’uomo singolo e di tutta l’umanità, della natura e della sopranatura, del tempo e dell’eterno.
Il ciclo prende l’avvio da una cospersione di cenere che ti cala sul capo ricordando che tu, uomo, chiunque tu sia, sei polvere e che in polvere ritornerai; e finisce con un grido di vittoria, inaudito prima dell’avventura del Cristo: «Perché cercate tra i morti Colui che vive? Gesù, l’Uomo- Dio, è risorto e vi precede sulle vostre stesse strade » (cf. Le 24,5-6); cioè finisce con il trionfo della vita sulla morte, con la frontiera della morte spezzata, spostato oltre la tomba il confine della vita. Nessuno vuole morire; perché siamo nati per la vita e non per la morte. Così la stessa morte è assorbita in vittoria, cioè la morte stessa cambia volto e essenza.

David Maria Turoldo