Il Santo del giorno: 03 Dicembre – San Sofonia Profeta

San Sofonia

San Sofonia

Nei primi giorni del tempo d’Avvento, il 3 dicembre, il nuovo Martyrologium Romanum pone la “commemorazione di San Sofonia profeta”, annoverato tra i profeti minori dell’Antico Testamento per la brevità dei suoi scritti, ma non per la secondarietà del suo messaggio, e dunque non meno importante al cospetto di Dio.
Il libro biblico a lui attribuito si suddivide principalmente in tre parti: messaggio del giudizio di Dio (1,1-2,3); oracoli contro specifiche nazioni (2,4-3,8); promessa di benedizioni future (3,9-20).
Sofonia non fu che il primo di una serie di profeti inviati da Dio nel regno meridionale di Giuda, prima della sua caduta avvenuta nel 587 a.C. e dopo la caduta del regno settentrionale di Israele giunta nel 722 a.C.. Isaia e Michea erano stati invece testimoni della presa di Samaria, capitale del suddetto regno settentrionale, ma morirono prima del periodo di Sofonia.Dopo quest’ultimo vennero invece Geremia, Abacuc ed Ezechiele, tutti portatori di un messaggio particolare per il regno di Giuda. Sfortunatamente, però, anche tale nazione non prestò attenzione alcuna agli avvertimenti inviatigli da Dio.
Il contesto storico in cui si colloca la vicende è dopo la morte di Ezechia, uno dei pochi re di Giuda osservanti della legge, con l’ascesa al trono di suo figlio Manasse. Questi era però un uomo estremamente malvagio, in tutto opposto al suo genitore e tollerare verso la dilagante corruzione nel suo paese. Favorì inoltre il ritorno alle pratiche tipiche dei culti pagani, quali il culto di Baal, l’astrologia, l’adorazione degli spiriti ed il sacrificio di bambini. Perseguitò infine i profeti ed arrivò addirittura a sopprimere il culto a Dio.Secondo un’antica leggenda ebraica, Manasse sarebbe stato colui che diede il via libera alla condanna a morte del profeta Isaia, anche se in favore di questo dato non sussiste alcuna documentazione storica.
Suo figlio Amon perseguì in tutto le orme tracciate dal padre, mentre invece Giosia, figlio di Amon, tentò di invertire la disastrosa rotta intrapresa dai suoi avi. Nel 621 a.C. infatti attuò una riforma religiosa e morale di vasta portata, in parte stimolato proprio dagli ammonimenti del profeta Sofonia. Fu proprio con quest’ultimo che Israele si rese conto che la sua miserevole situazione l’aveva portato ad riconoscere la sua povera realtà anche dinnanzi a Dio.Sofonia definì il “resto” con l’immagine della Figlia di Sion (3,14-18): una piccola comunità povera di beni materiali, ma soprattutto libera di falsa ricchezza interiore, una comunità sicura della presenza del suo Dio, i cui occhi sono perciò illuminati dalla fede e dalla certezza della vittoria di Dio. Questa è in sostanza l’immagine che Sofonia ci fornisce del “resto”, dell’Israele che egli sperava. L’immagine tratteggiata dal profeta è poi divenuta dopo la venuta di Cristo un modello perfetto per la Chiesa, ciò che essa punta a realizzare.
La parola di Sofonia “Rallegrati, Figlia di Sion” (3,14), parendo in grado di esprimere e cantare il messaggio di amore del Nuovo Testamento, è così stata ripresa dall’evangelista Luca: “Rallegrati, Maria!” (Lc 1,28).Quello di Sofonia non è altro che un messaggio di denuncia del male dilagante nel suo paese, con la terribile minaccia del mancato pentimento di Giuda, che sarebbe stato causa della rovina finale. Sofonia approfondì inoltre il concetto di “giorno del Signore” che, mentre secondo la credenza popolare significava la rivincita della nazione sui suoi nemici, per lui si tratta invece del giorno del giudizio innanzitutto per il popolo giudaico, ed in un secondo momento anche per i suoi nemici.Infine si conclude con una promessa di restaurazione (3,9-20), che va ben oltre il semplice ritorno in patria, ma si sbilancia sino a prevedere finalmente una sospirata era di benessere universale per tutta l’umanità.