Il Santo del giorno – 03 Giugno – San Giovanni Grande

San Giovanni Grande

San Giovanni Grande

A undici anni perde il padre, l’artigiano Cristoforo Grande. Più tardi ne segue le orme, andando a imparare il mestiere di tessitore nella vicina Siviglia. Sui 17 anni ritorna a Carmona, avvia un commercio di tessuti, ma due anni dopo è già diventato un altro. Non veste più il buon panno di cui è intenditore: lo vedono girare col saio di penitente. E non si presenta più come Giovanni Grande Román (con i cognomi del padre e della madre, secondo l’uso spagnolo). Vuole essere chiamato “Giovanni Peccatore”. Accoglie in casa due vecchi coniugi abbandonati. Chiede anche l’elemosina, per mantenerli, dà tutto sé stesso. E questi due infelici col loro soffrire gli danno un’idea. L’idea della sua vita. L’idea lo spinge, verso i vent’anni, da Carmona a Jerez de la Frontera (così chiamata perché era un centro fortificato dei sovrani di Castiglia sul confine del regno arabo di Granada). Anche qui va in giro per le strade a chiedere. Ma soprattutto a spiegare: di strada in strada e di anno in anno, sensibilizza la gente su due situazioni inique di sofferenza: quella dei convalescenti di cui gli ospedali si liberano alla svelta, dichiarandoli guariti; e quella dei cosiddetti incurabili, abbandonati dalle “strutture” del tempo. In queste sue campagne di informazionee di denuncia gli danno aiuto i Francescani di Jerez. “Giovanni Peccatore” scuote molte coscienze e ottiene aiuti per una prima infermeria, destinata a tutti quelli che gli ospedali respingono. Non ha ancora trent’anni e ormai in Jerez è un’autorità, che aiuta e orienta i governanti locali. Nelle emergenze sanitarie si ricorre a lui, e quando chiede sostegno per la sua attività la risposta è positiva. Anche perché tutti vedono, per esempio, come funziona la sua infermeria per i “malvisti”: e sono pronti ad aiutarlo quando decide di trasformarla in un vero e completo ospedale, da lui dedicato alla Madonna, col titolo di Nostra Signora della Candelora.
Si arriva al 1574. Giovanni Grande ha 30 anni. Un singolo e semplice laico, che qualcosa ha costruito anche per la fiducia personale che ispira; è lui che ascoltano e che aiutano. Ma ora pensa al dopo. Alla stabilità di quello che ha già potuto creare. E a questo punto scopre che un altro semplice laico ha lavorato come lui per i malati e ha messo insieme un gruppo di altri laici, che dopo la sua morte si sono costituiti in congregazione religiosa. Quest’altro laico, di origine portoghese, è conosciutissimo in Spagna col nome di Giovanni di Dio (1495-1550). E altrettanto conosciuti sono i membri della sua congregazione, col nome popolare di “Fatebenefratelli”.
Giovanni Grande li incontra a Granada, nello stesso anno 1574. E decide di unirsi a loro, introducendo nel suo ospedale i precetti e le norme che essi seguono. E così avviene per gli ospedali da lui fondati nelle città dell’Andalusia, tutti pilotati dal comandamento dell’accoglienza per i rifiutati di ogni condizione: incurabili, detenuti, prostitute, e anche gli espulsi dall’esercito reale di Filippo II. Nel 1600 scoppia a Jerez una violenta epidemia di peste.
Giovanni organizza l’assistenza, e va a farla di persona nelle strade e nelle case, finché la peste colpisce anche lui, che ne muore con tanti altri, a 56 anni. Nel 1986 papa Giovanni Paolo II lo ha proclamato santo. Custodisce i suoi resti il santuario a lui dedicato, nell’ospedale dei Fatebenefratelli di Jerez.