Il Santo del giorno – 06 Maggio – San Venerio

san_venerioPortava nel suo stesso nome il legame alla sua terra e al suo mare: Venerio, nato e vissuto, secondo le datazioni più accettabili, fra 500 e 600 dopo Cristo, nella zona di Porto Venere, oggi provincia e diocesi della Spezia. Non esistono racconti della sua vita scritta con la precisione di date e di fatti come desidereremmo oggi, ma diverse tradizioni che, costruite sui più usuali schemi dell’agiografia medievale, tendono a darci in primo luogo il ritratto sostanziale della sua vita di cristiano, di monaco, di missionario.
Giovane ed esperto marinaio, fiero della libertà che gli dona l’orizzonte infinito del mare, abituato ad affrontare i rischi di navigazioni tempestose, è attratto dal silenzio, dal clima di contemplazione e dallo spirito di povertà che trova nel monastero benedettino dell’isola Palmaria, dinnanzi a Porto Venere. E qui decide di dedicare interamente la sua sua vita ad amare Dio, nella penitenza e nella preghiera, e gli uomini della sua terra, con l’aiuto materiale e spirituale che caratterizza la regola di San Benedetto. I suoi progressi nella vita monastica sono tali che il vecchio abate lo designa ben presto come suo successore, anche se la critica storiografica moderna è restia a riconoscergli il titolo di abate.
Poi – continuano ancora unanimente i diversi racconti della sua vita – forse infastidito dalla troppa rinomanza del suo nome, o forse anche da certa rilassatezza dei suoi confratelli monaci cui non riusciva a porre rimedio, lasciò l’abbazia di Porto Venere e si ritirò a vita eremitica nella vicina isola del Tino. Ma va ricordato che, per l’eremita di ogni tempo, la “fuga dal mondo” significa fuga dalle tentazioni del potere, del lusso, dei godimenti vari per poter vivere più intensamente l’amore di Dio che è anche – e non può non essere – amore per gli uomini. Così, mentre da una parte ricerca Dio seguendo alla lettera i consigli del Vangelo, dall’altra è largo di aiuto ai marinai, introducendo nelle loro imbarcazioni la più sicura e maneggevole vela latina e altre innovazioni tecniche utili a rendere meno precaria la vita degli uomini di mare. E, stando sulle barche dei pescatori per insegnare loro i più utili miglioramenti tecnologici al loro duro mestiere, non manca di parlare di quegli altri pescatori che furono gli apostoli, invitati da Gesù a diventare “pescatori di anime”, diffusori del Vangelo.
Nel suo eremo del Tino, Venerio alterna la preghiera con l’accoglienza ai marinai e agli uomini della terra ferma che ricorrono a lui per aiuti materiali ma, soprattutto, per consigli che li guidino a districarsi nelle difficoltà della vita quotidiana. E, di questi, improntati alla più schietta saggezza evangelica, Venerio è quanto mai ricco, non d’altri beni. A quanti vorrebbero , in segno di gratitudine, donargli cibo, vesti o altro, egli rivolge l’invito di donarli ai poveri, suscitando in tal modo, nelle sue popolazioni, un clima di attenzione cristiana ai bisogni degli altri. Per sé chiede di vivere, per quanto possibile, col solo lavoro delle sue mani. E con le sue mani, raccogliendo legna dalla folta vegetazione che circonda l’eremo, nelle notti di buio e di tempesta, accende un grande fuoco nel punto più alto dell’isola: una grande luce che orienta quanti stanno navigando attorno alla Palmaria, a Porto Venere e perfino nel non lontano golfo di Luni.
Dietro gli aneddoti e i racconti di stile leggendario tipici dell’agiografia medievale, emerge la santità autentica di Venerio, che ricerca e trova Dio non in astratte e solitarie verità intellettuali, ma facendosi prossimo ai poveri della sua terra, con energia salda e creativa e con tutta l’abnegazione richiesta dal “comandamento nuovo” dell’amore.
Dice ancora la tradizione che, nuovamente infastidito dalla troppa fama che viene a circondare la sua persona, egli fugge una seconda volta, per un po’ di tempo, nell’isola di Corsica, per ritornare poi al suo eremo dove muore in fama di santità attorno all’anno 630 dopo Cristo. Sulla sua tomba verrà poi edificato un monastero dal quale i monaci, sul suo esempio, continueranno a diffondere il Vangelo tra gli abitanti delle montagne dell’entro terra e proseguiranno, ininterrotta, la sua opera di bene.
La storia italiana ed europea di quegli anni segna mutamenti epocali. Sulla terraferma stanno irrompendo le così dette popolazioni barbariche; negli anni di Venerio, in particolare, sono i Longobardi che occupano gran parte di Liguria e Toscana. Il mare è tenuto sempre più debolmente dalle navi bizantine, ma non passeranno che pochi decenni e si manifesterà il terrore delle navi saracene e normanne. In questo contesto, l’insegnamento e l’esempio di vita di Venerio rimangono come un faro che guida le genti del Golfo e dell’entroterra lunense a ritrovare, nel Vangelo, la luce che li guida fuori dall’oscurità delle barbarie e dalle incertezze del cambiamento sociale e politico.