Il Santo del giorno: 16 Gennaio – Beato Giuseppe Antonio Tovini

Ecco un laico impegnato nell’apostolato, partecipe dei fermenti politici, religiosi, culturali del suo tempo, in una Brescia in continua evoluzione storica.
Giuseppe Tovini nacque a Cividate Camuno, nella provincia bresciana il 14 marzo 1841, primo di sette fratelli; ebbe sin dall’infanzia un’educazione particolarmente austera, secondo le tradizioni religiose e morali del luogo, influenzate da un sottile giansenismo, diffuso un po’ dovunque in Val Camonica e nel suo paese.
A ciò si aggiunse la ferrea disciplina delle scuole elementari frequentate a Cividate e poi a Breno. Nel 1852 a 11 anni, entra nel Collegio municipale di Lovere dove rimane per sei anni, ma le condizioni economiche della famiglia, non gli permettono più di restare a continuare gli studi intrapresi; interviene in aiuto uno zio sacerdote che gli fa ottenere un posto gratuito presso il Collegio per giovani poveri, fondato a Verona dal Servo di Dio don Nicola Mazza.
Nel luglio 1859 gli muore il padre e lui si trova a 18 anni con cinque fratelli minori da mantenere, con una situazione economica disastrosa. Abbandona così l’idea di farsi missionario, dopo lunga e sofferta meditazione sul proprio stato; per tutti era chiaro, data la sua vita di giovane integerrimo e religioso, che si sarebbe fatto sacerdote, quindi fu grande meraviglia quando Giuseppe Tovini, conseguita la licenza liceale nel 1860, si scrive come privatista alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Padova, per gli anni 1860-64.
Un sacerdote lo aiuta a rimanere ospite del collegio “Mazza”, trovandogli un lavoro presso lo studio di un avvocato; il piccolo stipendio viene arrotondato dando lezioni private. Il 7 agosto 1865, si laurea brillantemente, ma la gioia è offuscata dalla perdita della mamma, avvenuta cinque mesi prima; la laurea fu presa all’Università di Pavia, dove si era trasferito un anno prima, sembra per avere un titolo valevole nel territorio del Regno d’Italia.
Si mette a lavorare presso gli studi di un avvocato e di un notaio di Lovere, mentre ha anche il compito di vicerettore e professore nel Collegio municipale locale, questo incarico durerà due anni, con la soddisfazione di tutti; si distingue perché è il solo a recitare le preghiere prima e dopo le lezioni e far la Comunione ogni domenica.
Nel 1867 si trasferisce a Brescia, dove divenuto avvocato, entra nello studio dell’avv. Corbolani in via Palazzo Vecchio, e qui poi prende la decisione definitiva della sua vita, scegliendo il matrimonio.
Il 6 gennaio 1875 si unisce in matrimonio con Emilia Corbolani, figlia del titolare dello studio dove lavora. Dalla loro unione nascono ben 10 figli, di cui uno diverrà sacerdote e due religiose; si dimostra padre affettuoso e premuroso, educatore attento ad inculcare nei figli i principi della morale cattolica, inflessibile nel reprimere le deviazioni.
Dal 1871 al 1874 viene eletto sindaco di Cividate, che poi gli dedicherà un monumento nella piazza, promuove varie iniziative per attuare opere pubbliche, sgrava il Comune dai molti debiti; fonda nel 1872 la Banca di Vallecamonica in Breno, di cui stende lo Statuto; inizia gli studi per un collegamento ferroviario che va da Brescia ad Edolo, per risollevare l’economia della Valle, opera che sarà realizzata dopo la sua scomparsa.
Sempre seguito e consigliato da dotti e santi sacerdoti, partecipa alla Fondazione del quotidiano “Il Cittadino di Brescia” pubblicato dal 13 aprile 1878, di cui diventa amministratore; sempre dal 1878 diviene Presidente del Comitato diocesano dell’Opera dei Congressi e da lì in poi, il suo ruolo nelle attività e iniziative istituite dalla diocesi, diviene di primaria importanza; percorre tutta la Provincia per promuovere ben 145 comitati parrocchiali.
Si candida come cattolico alle elezioni amministrative, venendo eletto come consigliere provinciale e poi dal 1882 consigliere comunale di Brescia, incarico che terrà fino alla morte. Per brevità di spazio si omette di descrivere tutte le innumerevoli iniziative ed istituzioni da lui ispirate, promosse, fondate in Brescia e Lombardia, come pure a livello nazionale, nel campo della scuola, della stampa, istituti di credito, opere pie, assistenziali, caritative, sociali.
La preoccupazione di una sempre più profonda presenza della Chiesa nel mondo del lavoro, lo induce a partire dal 1881, a fondare le ‘Società Operaie Cattoliche’ che cominciando da Lovere si estenderanno in tutta la Lombardia, tanto che nel 1887 queste fiorenti Società possono celebrare il loro primo congresso.
Nel 1885 propone la fondazione dell’ “Unione diocesana delle società agricole e delle Casse Rurali”; nel 1888 fonda a Brescia la ‘Banca S. Paolo’ e nel 1896 a Milano il ‘Banco Ambrosiano’.
Nel 1882 fonda l’asilo “Giardino d’Infanzia di S. Giuseppe” e il collegio “Ven. A. Luzzago”; il Patronato degli Studenti nel 1889; l’Opera per la conservazione della fede nelle scuole d’Italia, nel 1890.
Nel 1892 promuove l’erezione di Circoli universitari cattolici, collabora alla fondazione della “Unione Leone XIII” di studenti bresciani, da cui nascerà la FUCI. Nel 1893 fonda la rivista pedagogica e didattica “Scuola Italiana Moderna”, primo periodico cattolico a diffusione nazionale per i maestri.
L’educazione cristiana, l’azione pedagogica, la scuola, costituiscono la sua opera preminente, per questa si sente apostolo e missionario, dice: “ le nostre Indie sono le nostre scuole”.
Il dinamismo di Giuseppe Tovini si rivela veramente sorprendente, se si considera la sua gracile costituzione fisica e le cagionevoli condizioni di salute, che a partire dal 1891, andranno man mano peggiorando. Egli oltre ciò che è stato detto, fu soprattutto uomo di Dio, la sua pietà, il suo ritmo di vita devoto, il suo fervore eucaristico, la devozione alla Madonna, lo spirito e la visione francescana da terziario della vita, il profondo ‘senso della Chiesa’, non sono divisi dall’esercizio eroico delle virtù teologali e cardinali.
L’avvocato bresciano, dopo aver percorso il suo cammino terreno di apostolo laico, muore a soli 55 anni il 16 gennaio 1897. La sua salma il 10 settembre 1922 fu solennemente traslata dal cimitero alla chiesa di S. Luca in Brescia, dove riposa tuttora.
L’8 maggio 1948 si aprirono i processi per la sua beatificazione, conclusasi con la solenne cerimonia della proclamazione, celebrata da papa Giovanni Paolo II a Brescia, il 20 settembre 1998.