Il Santo del giorno – 17 Maggio – S. Giulia Salzano

santa_Giulia_SalzanoNel 1800, dopo la prima soppressione degli ordini religiosi a opera di Napoleone e la seconda ad opera del Parlamento del nuovo Regno d’Italia, si ebbe una nuova fioritura degli stessi, oltre al sorgere di nuove congregazioni.
Tutta l’Italia ne trasse beneficio, soprattutto il Napoletano. Questa terra, che già aveva espresso il fenomeno delle “monache di casa” (consacrate che pregavano, soffrivano ed operavano nella propria casa e nel proprio rione), per tutto il secolo e l’inizio del successivo fu luogo di nascita o di apostolato, o di entrambi, di tante figure emergenti nel campo della Chiesa Cattolica. Erano uomini e donne che desideravano diffondere il Vangelo, prima con l’esempio della loro santa vita e poi con altri compagni, tramite l’insegnamento, l’assistenza, l’aiuto agli orfani, agli ammalati, ai poveri e a quanti altri, in quei tempi di sconvolgimenti politici e sociali, avessero avuto bisogno di un sostegno spirituale e corporale.
Molte delle loro fondazioni sono arrivate vive ed operanti fino a noi. Per limitarci solo alle donne, si possono citare la Serva di Dio Geltrude y Gomez de Arce, fondatrice delle Suore Benedettine di Santa Geltrude; la Beata Maria Maddalena Starace, fondatrice delle Suore Compassioniste Serve di Maria; Santa Caterina Volpicelli, fondatrice delle Ancelle del Sacro Cuore; la Venerabile Claudia Russo, fondatrice delle Povere Figlie della Visitazione; la Serva di Dio Maria Consiglia dello Spirito Santo, fondatrice delle Suore Serve di Maria Addolorata; Santa Maria Cristina Brando, fondatrice delle Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato. A questo eletto, ma incompleto elenco, aggiungiamo santa Giulia Salzano, oggetto di questa scheda.
Nacque a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, il 13 ottobre 1846. Era la quarta dei sette figli di Diego Salzano, capitano dei lancieri nell’esercito borbonico di Ferdinando I, e di Adelaide Valentino, discendente di sant’Alfonso Maria de’ Liguori.
Rimasta orfana del padre, fu quindi affidata al Regio Orfanotrofio di San Nicola la Strada presso Caserta; ritornò in famiglia a quindici anni, dove completò gli studi, conseguendo il diploma di maestra.
Nell’ottobre 1865, diciannovenne, si trasferì a Casoria, allora un piccolo paese rurale, avendo ottenuto un incarico d’insegnante nella scuola comunale; nel contempo si preoccupò subito di insegnare ai piccoli scolari anche le verità della fede, raccogliendoli nel cortile della sua casa.
Su suggerimento dell’arcivescovo di Napoli, il cardinal Sisto Riario Sforza (Venerabile dal 2012), contattò Caterina Volpicelli, per diffondere a Casoria l’opera delle Ancelle del Sacro Cuore da lei fondata. Donna Giulietta, come veniva chiamata a Casoria, lasciò la scuola anticipatamente, a trentasei anni, perché cominciò a maturare l’ideale della vita religiosa a partire dal 1882. Fu guidata in questo cammino dal francescano padre Ludovico da Casoriae da altri sacerdoti: Giuseppe Piccirelli, Bonaventura Maresca e Giuseppe Muller.
Con grande spirito profetico, ma anche con tante sofferenze, raccolse intorno a sé nell’ottobre 1890 un gruppo di amiche, che costituirono il nucleo iniziale delle “Suore Catechiste del Sacro Cuore”, con lo scopo primario di far conoscere ed amare Dio da tutti, mediante la devozione al Sacro Cuore e alla Vergine Maria.
Il nuovo istituto incontrò varie difficoltà nell’ambito della diocesi di Napoli, perché si voleva far confluire Giulia e le amiche nelle Ancelle del Sacro Cuore della Volpicelli. Il successore del cardinal Sforza, il cardinal Giuseppe Prisco, intervenne per mantenere autonoma la nuova operae ne affidò la direzione in ordine di tempo a don Provitera, don Catalano e don Fabiani.
Il 21 novembre 1905, Giulia e sette compagne presero il velo. In breve tempo, a loro si aggiunsero altre giovani e così si aprirono altre case sempre nell’ambito napoletano. L’attività della congregazione, guidata con abnegazione totale da madre Giulia Salzano, era incentrata soprattutto sull’insegnamento catechistico e sulla devozione all’Eucaristia ed al Sacro Cuore. Certamente, in quei tempi così lontani, madre Giulia anticipò la spinta e l’importanza che oggi la Chiesa ha dato alla catechesi, cioè a tutti i livelli e a ogni ceto sociale. Ogni giorno della settimana era impegnata nei vari incontri: quando qualche suora, vedendola affaticata e stanca, cercava di distoglierla, lei reagiva dicendo a tutte le suore che come Catechiste dovevano desiderare di morire sulla breccia, cioè facendo catechismo fino all’ultima ora.
Nel 1916 furono completate le Regole dell’Istituto e inviate alla competente Congregazione romana. Le Suore Catechiste del Sacro Cuore ottennero il decreto di erezione diocesana dal cardinal Prisco il 12 agosto 1920; le Costituzioni furono approvate da Roma il 4 febbraio 1922 e il riconoscimento pontificio giunse il 19 marzo 1960.
Madre Giulia Salzano continuò il suo apostolato, dispensando consigli a quanti aprivano il loro cuore alla sua accogliente comprensione: per tutti, giovani, soldati, mamme, aveva parole di conforto ed incoraggiamento.
A 83 anni, poco prima di concludere il suo cammino terreno, esaminò circa 100 bambini, preparati per la Prima Comunione, fedele fino all’ultimo al suo motto: «Farò catechismo finché avrò un fil di vita».
Madre Giulia morì a Casoria il 17 maggio 1929. La sua Congregazione si è diffusa, non solo in diverse città italiane, ma anche in altri Stati (Canada, Brasile, Filippine, Perù e India), per viverel’evangelizzazione e la promozione umana.
Il 4 aprile 1974 si ebbe il decreto d’introduzione della Causa di beatificazione, che è proseguita in questi anni, nelle sue varie tappe, sempre positivamente. Il 27 aprile 2003 san Giovanni Paolo II l’ha beatificata in piazza San Pietro a Roma. La canonizzazione è invece avvenuta il 17 ottobre 2010 a Roma, da parte di papa Benedetto XVI.
Nel giro di pochi anni, quindi, la città di Casoria ha maturato il primato di avere tre personaggi illustri elevati al massimo onore degli altari: santa Giulia Salzano e i già citati padre Ludovico da Casoria (canonizzato nel 2014) e madre Maria Cristina Brando, che con la prima era stata beatificata (è stata dichiarata Santa nel 2015).