Il Santo del giorno – 19 Luglio – Beato Achille

Beato AchilleDare la vita per i parrocchiani: è stata questa la scelta di due frati minori conventuali poco più che trentenni, che del Buon Pastore hanno incarnato non solo la sollecitudine per il gregge, ma anche la capacità di amare fino al dono della vita. Jòsef Puchala nasce nel 1911 in Polonia (villaggio di Kosin, diocesi di Przemyl) e a 13 anni entra nel seminario francescano di Leopoli. In noviziato riceve il nuovo nome di Achille, emette i voti semplici nel 1928, fa la professione solenne dei voti il 22 maggio 1932 ed è ordinato sacerdote il 5 luglio 1936. Mentre svolge il suo ministero nel convento di Iweniec la Polonia viene invasa dalla Germania e le atrocità della guerra cominciano ad essere tante e tali che il parroco della vicina Pierszaje abbandona la parrocchia e si dà alla fuga. E chi se la sentirebbe di condannare o anche solo giudicare quel povero prete, visto che il coraggio non è da tutti e che inoltre sono proprio i preti ad essere presi di mira in quel periodo dai nazisti? Il vescovo, a corto di clero anche per colpa della guerra, chiede rinforzi ai frati e così Padre Puchala, nei primi mesi del 1940, si vede assegnare quella parrocchia vacante. Anzi, i superiori da subito gli assicurano un rinforzo, mettendo al suo fianco Padre Ermanno Stepien, di appena un anno più anziano. È nato infatti nel 1910 a Lodz, in una povera famiglia operaia; entrato in convento a 16 anni, ha studiato a Cracovia, ma poi i superiori gli han voluto far proseguire gli studi a Roma. I due frati, che per alcuni anni sono stati anche compagni di scuola, si inseriscono perfettamente in parrocchia. Le testimonianze al riguardo mettono in risalto la loro intraprendenza, la loro disponibilità e anche la loro capacità di farsi interpreti dei bisogni della gente. La guerra si è portata dietro fame e miseria e i frati si fanno in quattro per venire incontro alle necessità più urgenti. Non c’è da stupirsi, dunque, che entrambi siano entrati nel cuore della gente, che li ama e li segue. Non sono dei rivoluzionari, anzi cercano di calmare gli animi per evitare rappresaglie e perché non vengano messe a rischio vite innocenti: è quindi assolutamente certo che non hanno avuto nulla a che fare con l’insurrezione scoppiata il 19 giugno 1943 nella vicina Iwieniec, dove la popolazione si è rivoltata contro gli aggressori nazisti. Eppure, esattamente trenta giorni dopo, il 19 luglio, scatta la rappresaglia che coinvolge anche la comunità parrocchiale in cui lavorano i due frati. Il comandante della gendarmeria tedesca, che alloggia in canonica, e che è credente praticante, si fa premura di avvisarli per invitarli a cercare un rifugio più sicuro: una possibilità di salvezza che i frati non prendono neppure in considerazione. E’ padre Achille, dopo aver scambiato una semplice occhiata d’intesa con il confratello, a rispondere che “i pastori non devono abbandonare il gregge nel momento del pericolo”. I nazisti, intanto, hanno rastrellato sulla piazza del paese uomini e giovani in età compresa tra i 15 e i 50 anni. tra di loro anche il parroco e il suo vice, che i militari, perquisendo la canonica, hanno trovato regolarmente al loro posto: coscienti del pericolo, ma ben determinati a non fuggire. Il gruppo viene trasferito in un villaggio vicino, scortato dai militari con le armi spianate, ed è facile immaginare la carneficina che si sta preparando. Ad un certo punto, invece, i due religiosi vengono separati dal gruppo e portati nel fienile di una vicina cascina. Si saprà poi che qui sono sottoposti a torture di ogni genere, prima di morire, forse arsi vivi, nell’incendio appiccato dai nazisti, che distrugge l’intero fienile. Neppure uno del gruppo invece viene ucciso, come se la furia omicida si fosse interamente sfogata sui loro sacerdoti, oppure, più facilmente, come se il sacrificio di questi ultimi avesse toccato quei cuori di pietra. I poveri resti dei Padri Achille Puchala ed Ermanno Stepien sono recuperati in mezzo alla cenere dai parrocchiani più coraggiosi e sepolti nella chiesa, dove si trovano tuttora, mentre il loro martirio è stato riconosciuto dalla Chiesa, che li ha beatificati per bocca di Giovanni Paolo II il 13 giugno 1999, a Varsavia.