Il Santo del giorno – 23 Giugno – Beata Maria di Oignies

Beata Maria di OigniesLe antiche biografie di Maria di Oignies sono fondamentali per comprendere e studiare il rinnovamento religioso dei Paesi Bassi nei secoli XII e XIII. La santa in particolare ispirò il movimento delle beghine: donne che vivevano in comunità, dirette spiritualmente da un sacerdote. Non erano suore, anche se nella maggior parte dei casi facevano voto privato di castità, e traevano sostentamento da attività lavorative senza chiedere la carità.
Maria nacque nel 1177 a Nivelles, nel Brabante, antico ducato compreso oggi nello stato del Belgio. Apparteneva ad una famiglia benestante, era molto religiosa e appena raggiunse i quattordici anni, per distoglierla dal pensiero di farsi monaca, i genitori combinarono il matrimonio con un pio giovane di nome Giovanni. Dopo alcuni anni di felice unione matrimoniale, tra lo sconcerto dei parenti, i due bravi coniugi decisero, di comune accordo, di dare i propri beni ai poveri per ritirarsi in un lebbrosario, a Willambroux, per servire i malati. Si formò una piccola comunità la cui fama si diffuse presto, soprattutto grazie a Maria, cui molti fedeli chiedevano preghiere e consigli. Raggiunti i trent’anni, la santa, col consenso del marito e del cognato sacerdote, suo confessore, decise di ritirarsi nel monastero agostiniano di Oignies. Visse in una cella accanto al coro della chiesa facendo la sacrestana. Nel 1207 conobbe Giacomo di Vitry, un canonico di Parigi. La donna gli chiese di stabilirsi in città e di dedicarsi alla predicazione. Erano tempi complessi, la cristianità era lacerata dalle lotte contro le eresie dei catari e degli albigesi. Maria, sebbene vivesse quasi in clausura, seguiva con trepidazione questi avvenimenti. Giacomo ne divenne il direttore spirituale e trasmetteva ai numerosi devoti i suoi insegnamenti. Maria e Giacomo, penitente e confessore, erano guide uno dell’altra. La santa trascorreva molte ore, anche notturne, davanti all’Eucaristia. Un giorno ebbe la premonizione che sarebbe stata istituita la festa del Corpus Domini. Così avvenne nel 1246, nella vicina Liegi, grazie a s. Giuliana di Cornillon che ebbe legami con le “beghine” e si fece monaca proprio nel 1207.
Nel 1212 Maria di Oignies conobbe s. Folco, vescovo di Tolosa, quando gli albigesi lo cacciarono dalla sua diocesi. Il santo si rifugiò a Liegi e rimase impressionato dalla santità di vita delle beghine. In quell’anno Maria ebbe le stimmate. L’anno successivo, dopo numerose e speciali grazie, morì, all’età di circa trentasei anni. Sul letto di morte predisse che sarebbe sorto un ordine di predicatori che, per il bene della Chiesa, avrebbe contrastato le eresie. Folco di Tolosa, insieme a s. Domenico, lottò contro i catari e assistette alla fondazione dei primi monasteri domenicani.
Nel 1216, su richiesta di Folco, Giacomo scrisse la vita di Maria con un lungo prologo in cui illustrava le vicende della nascita del movimento religioso. Per ottenere l’approvazione delle beghine e dei begardi, la corrispondente comunità maschile, andò a Perugia, sede temporanea del papato. Giacomo era un predicatore illustre, teologo e storico; divenne in seguito vescovo di S. Giovanni d’Acri, in Palestina. Nel 1228 fu nominato vescovo di Frascati e poi cardinale. Si prodigò molto perché venisse conosciuta la vita della sua penitente e la santità delle beghine. Diede il suo scritto anche all’amico cardinale Ugolino, futuro papa Gregorio IX. Nel 1230-31 Tommaso Cantimprè aggiunse all’opera un supplemento.Maria si consacrò con gioia al Signore rinunciando alla vita benestante, guardando a Colui che si era incarnato per salvare l’umanità. Maria, ancella di Cristo al servizio della Chiesa, esercitò un apostolato di preghiera e penitenza per la salvezza delle anime. Nella sua vicenda interiore sono riconoscibili i sette doni dello Spirito Santo. Il timor di Dio la spingeva alla povertà e all’umiltà. Grazie al dono della pietà curava i malati nel fisico, ma era pure madre spirituale delle loro anime. Il dono della scienza le conferiva la cautela, la fortezza le ispirò l’armonia del comportamento, il dono del consiglio le dava uno straordinario equilibrio. L’intelletto la fece un’anima contemplativa. Maria fu gratificata da visioni straordinarie, ma grazie al dono della sapienza rimase umile di cuore. Gustava la soavità della liturgia, soprattutto nelle solennità, e aveva una speciale devozione per l’evangelista Giovanni. Le beghine, non avendo regole che ne definissero le caratteristiche, ebbero un appoggio informale dalla Santa Sede. Le caratteristiche inusuali del movimento, nei periodi storici più difficili e confusi, causarono accuse di eresie. Ancora oggi in Belgio e Olanda esistono alcune comunità eredi del loro carisma.