Il Santo del giorno: 23 Ottobre – Beato Giovannangelo Porro

giovannangelo porro

Giovannangelo Porro

Dopo appena sei anni dalla morte avvenuta nel 1505, il suo nome lo si trova già nel 1511 nei cataloghi dei beati e santi del suo Ordine, i Servi di Maria; ma nonostante ciò non ci è pervenuta nessuna narrazione della sua vita, redatta in quegli anni o contemporanea; ma le sue biografie, per secoli, si sono basate su tre brevi memorie redatte nei sec. XVI-XVII, ingrandite man mano da particolari gratuiti.
Nacque nel 1451 a Seveso nel ducato di Milano, dove la famiglia risiedeva, il padre Protasio di “Fazino”, nei documenti antichi, risulta ‘magister’ cioè maestro ma non si sa di quale arte, la madre si chiamava Franceschina di Guenzate.
Nel 1468 il padre morì lasciando la moglie e tre figli, dopo tale disgrazia Giovannangelo ventenne, decise di farsi religioso e il 20 dicembre 1470, un documento testimonia la sua presenza nel convento dei Servi di Maria di Milano, centro della più importante e numerosa provincia dell’Ordine di quel tempo.
Lo si ritrova nel 1474 nel convento della SS. Annunziata, dove risiedé per tre anni e dove venne ordinato sacerdote. Nel frattempo maturò in lui la vocazione alla vita eremitica e quindi dopo alterni periodi nel convento fiorentino, già nell’estate del 1477 e per quasi un ventennio Giovannagelo Porro, visse all’eremo di Monte Senario, luogo già aperto nel 1240 dai Santi Sette Fondatori dell’Ordine dei Servi e che era stato restaurato agli inizi del secolo XV.
Fu anche priore dell’eremo nel 1487-88, per passare poi, sebbene malaticcio, come priore per alcuni mesi all’eremo di S. Maria delle Grazie nel Chianti. La sua semplicità e liberalità furono grandi e ciò è dimostrato dall’inventario dei panni del convento fiorentino, fatto nel 1474, dove il frate guardarobiere trovò da annotare solo “un paia di lenzuola strappate”; del resto come testimoniarono occasionali compagni di cella, egli preferiva dormire per terra.
Anima profondamente contemplativa, per questo poté vivere il lungo periodo di quasi 20 anni in solitudine sul Monte Senario, interrotti solo da qualche malattia. Si era dovuto anche occupare dei novizi a Firenze, compito delicatissimo, che veniva affidato a persone di grande formazione e spiritualità.
Fra il 1495 e il 1498 per ordine del Priore Generale Andrea da Perugina, fu richiamato nella provincia lombarda, al convento di Milano, che soffriva in quel periodo di una crisi d’osservanza, e in cui con la sua austera presenza ed esempio di vita e con il compito di priore, doveva ripristinare l’originaria spiritualità dei Servi.
A Milano purtroppo operò pochi anni, perché morì il 23 ottobre 1505 a 54 anni; fra il compianto dei confratelli. Il suo corpo riposa nella Chiesa dei Servi di Milano e come per altri beati dell’Ordine, si conserva ‘incorrotto’; il beato Giovannangelo Porro ebbe subito un culto popolare, con venerazione dell’urna con il corpo nella cappella Porro, dove sin dal Cinquecento, furono portati ricordi votivi per grazie ricevute.
Nel 1679 gli fu intitolata una Confraternita a Milano, poi soppressa nel 1786 dal governo austriaco. Il culto nella diocesi milanese è sempre costante, durante la Seconda Guerra Mondiale l’urna del beato, fu trasferita per sicurezza nella cripta del duomo di Milano e riportata nel 1945 con solennità nella chiesa dei Servi, la basilica di S. Paolo; dal 1961 in occasione della festa del 23 ottobre nella chiesa dei Servi, si celebra la ‘giornata del bambino ammalato’.
Giovannangelo Porro fu beatificato nel 1737 da papa Clemente XII.