Il Santo del giorno: 25 Gennaio – Beata Arcangela Girlani

Eleonora Girlani nacque nel 1460 a Trino Vercellese, nel Monferrato, durante il marchesato di Guglielmo VIII. La sua era una famiglia benestante e distinta.
Beata Arcangela GirlaniIncline alle pratiche di pietà fin da fanciulla, diede presto prova di virtù singolari. Fu istruita ed educata nel Monastero di S. Francesco che sorgeva poco distante da casa, in località detta Rocca delle Donne. Manifestatasi la vocazione religiosa, il padre la fece tornare a casa per un periodo di riflessione. Il risultato fu che vivendo a contatto con altre due sorelle, Scolastica e Maria, nacque anche in loro il desiderio di consacrarsi a Cristo. I genitori, dopo un primo rifiuto, acconsentirono a patto che entrassero nel convento vicino casa. Eleonora però aveva scartato questa opportunità perché la vicinanza della famiglia avrebbe impedito il cammino di perfezione e santità che intendeva seguire. Provvidenziale fu la visita in famiglia di un amico carmelitano. Con il suo intervento fu scelto il Convento di S. Maria Maddalena da poco fondato a Parma, appartenente alla importante Congregazione Carmelitana Mantovana.
Eleonora prese l’abito monacale il 25 gennaio 1478 col nome di Arcangenla. Aveva diciassette anni.
Doti e carismi non passarono inosservati e pochi anni dopo veniva già eletta Priora. Le sue esortazioni, ma ancor più il suo stile di vita, erano di esempio alle consorelle. Tutta la città conosceva la perfezione con cui le Carmelitane vivevano la propria consacrazione e molti chiedevano loro aiuto sia spirituale che materiale per far fronte alle necessità di quei tempi difficili.
La Beata rimase a Parma per quindici anni, fino a quando si vide in lei la fondatrice ideale del nuovo monastero di Mantova. Tale era il desiderio di Elisabetta d’Este con l’assenso del Vicario Generale dei Carmelitani Padre Tommaso da Caravaggio. Lasciare Parma per Madre Arcangela fu doloroso, ne soffrirono le consorelle e tutta la città che ormai la amava e la stimava. Subentrava come priora la sorella Scolastica.
Nel nuovo Cenobio, intitolato alla Madonna col titolo di S. Maria del Paradiso, Madre Arcangela improntò la vita della comunità in modo esemplare e tutti pensarono che il titolo del monastero rispecchiava appieno il modo in cui le monache trascorrevano la loro giornata. Questo era il desidero e la raccomandazione della Madre.
Come in tutte le nuove fondazioni si viveva con molte ristrettezze, abbondava solo la fiducia nella Divina Provvidenza. La Madre, dal canto suo, per la buona riuscita dell’opera, offriva a Dio continue penitenze e digiuni. Raggiunse uno stato tale di perfezione nella preghiera e nelle pratiche di pietà che spesso andava in estasi. Toccava il breviario solo dopo essersi lavate le mani per rispetto alle verità ivi contenute. Amava meditare sul mistero del S. Natale e sulla Passione di Cristo; si affidava fiduciosa alla SS. Trinità dando inizio ad ogni azione importante solo dopo averne chiesto l’assistenza. Ebbe il dono della profezia e ottenne dal Signore numerose grazie.
Sebbene giovane, negli ultimi anni di vita soffrì di diverse infermità e di febbri frequenti. Si congedò dalle consorelle, che aveva radunate nella sua cella, raccomandando più delle altre virtù la santa umiltà. Era il bene più prezioso che dovevano trasmettere alle generazioni future: lei avrebbe vegliato su loro dal cielo. Spirò il 25 gennaio 1494, le sue ultime parole furono “Gesù, amore mio!”. Appena morta apparve a Parma alla sorella Scolastica.
In poco più di trenta anni di vita terrena suor Arcangela aveva raggiunto la vetta della santità.
Sepolta nella tomba comune, dopo tre anni ebbe sepoltura distinta. Nel 1782, per ordine di Giuseppe II, il Monastero fu soppresso e il corpo della beata tornò nella natia Trino, presso le Carmelitane. Soppresse anche loro nel 1802 fu traslato nella chiesa dell’Ospedale di S. Lorenzo e qui è tuttora venerato. Il culto fu approvato da Pio IX il 1° ottobre 1864 (memoria liturgica il 25 gennaio).
Nella diocesi di Mantova la sua memoria si celebra il 29 gennaio.