Il Santo del giorno – 27 Giugno – Beata Margherita Bays

Beata Margherita BaysProdigiosamente si fusero in questa laica terziaria francescana, alcune caratteristiche, che sono state il distintivo di altre sante donne dell’Ottocento cattolico.
Fu in effetti una cosiddetta ‘monaca di casa’, come s. Maria Francesca delle Cinque Piaghe (Anna Maria Gallo, Napoli 1715-1791) e le Serve di Dio Teresa e Giuseppina Comoglio (Torino, †1891 e †1899); inoltre stigmatizzata come la beata Anna Caterina Emmerick (Germania, 1774-1824) e soprattutto come s. Gemma Galgani (Lucca, 1878-1903), laica, mistica della Passione e stigmatizzata, sua giovane contemporanea.
Margherita Bays nacque l’8 settembre 1815 a La Pierraz, paesello della parrocchia di Siviriez nel Cantone di Friburgo (Svizzera), seconda dei sette figli di Giuseppe Bays e Maria Giuseppina Morel, modesti agricoltori e buoni cristiani.
Dotata di vivacità e di un’intelligenza eccezionale, frequentò per tre-quattro anni la scuola di Chavennes-les-Forts; imparando a leggere e scrivere; sin da bambina dimostrò particolare inclinazione alla preghiera, per cui smetteva di giocare con le compagne e si ritirava nel silenzio dell’orazione.
Ad otto anni ricevé la Cresima ed a 11 anni fu ammessa alla Prima Comunione nella parrocchia di Siviriez. Verso i 15 anni fece un periodo di apprendistato come sarta, mestiere che esercitò per tutta la vita sia a domicilio, sia presso famiglie del vicinato, retribuita a giornata.
Margherita scartò la possibilità, da più parti sollecitata, di diventare una religiosa, preferendo rimanere nubile e santificarsi in seno alla sua famiglia e presso la sua parrocchia, dove praticamente rimase per tutta la vita.
I tre fratelli e le tre sorelle, le erano profondamente affezionate, e lei cucendo e facendo i lavori di casa, creò con loro un’atmosfera di buon umore e di pace.
Ma dopo il matrimonio del fratello maggiore con una loro domestica, dovette sopportare l’ostilità e l’incomprensione della cognata, divenuta padrona di casa al suo posto.
All’atteggiamento scontroso e villano della cognata Josette, che fra l’altro le rimproverava il tempo passato in preghiera o a lavorare in tranquillità col cucito, mentre lei sgobbava duro nei lavori dei campi, Margherita per lunghi 15 anni oppose un silenzio e una pazienza, frutto di una carità, che suscitava l’ammirazione di quanti la circondavano.
Il suo agire servizievole e il sopportare le ingiurie ricevute, portò alla fine la cognata a riconoscere i propri torti e Margherita con grande carità cristiana, l’assistette anche sul letto di morte.
Sia nella propria casa sia in quelle dove si recava per lavoro, invitava i presenti a recitare con lei una o due poste di rosario.
Assisteva alla celebrazione della Messa ogni giorno e ciò costituiva “il sommo della sua giornata”; la domenica giorno di festa e preghiera, dopo la Messa, rimaneva in chiesa in preghiera davanti al SS. Sacramento, faceva la Via Crucis per un’ora e recitava il rosario.
Le piaceva fare a piedi lunghi e faticosi pellegrinaggi ai Santuari Mariani, sia sola che con amici; viveva costantemente nella presenza di Dio e alimentava questo sentimento con una costante preghiera.
Da laica piena di zelo, dedicò il suo tempo libero ad un apostolato attivo fra i bambini, insegnando loro il catechismo e formandoli ad una vita morale e religiosa, nel contempo preparava con sollecitudine le giovani alla futura condizione di spose e madri.
Visitava gli ammalati ed i morenti; aiutava i poveri da lei definiti “i preferiti di Dio”; introdusse nella parrocchia le opere missionarie e contribuì alla diffusione della stampa cattolica.
Nei rapporti con gli altri non tollerava la maldicenza e la calunnia, mettendo in pratica la regola d’oro: “Quando non hai visto una cosa, non devi parlarne; se l’hai vista, taci”.
A 35 anni, nel 1853, fu operata all’intestino per un cancro; sconcertata dal tipo di cure che richiedeva, supplicò la Santa Vergine di guarirla, ma di soffrire diversamente, con altri dolori che la facessero partecipare più direttamente alla Passione di Gesù.
Fu pienamente esaudita l’8 dicembre 1854, nello stesso momento che a Roma papa Pio IX proclamava il dogma dell’Immacolata Concezione.
Ma da quel giorno la sua vita fu tutta trasformata e per sempre legata a Cristo sofferente; una ‘misteriosa malattia’ l’immobilizzava in estasi ogni venerdì alle 15 e per tutta la Settimana Santa, rivivendo nel corpo e nello spirito le sofferenze di Gesù, dal Getsemani al Calvario.
Le apparvero nel corpo le cinque stimmate della crocifissione, che le procuravano un grande dolore, ma che accortamente nascondeva ai curiosi.
Il vescovo di Friburgo, mons. Marilly, volle un consulto medico per verificare le estasi e le stimmate, che autenticò ufficialmente l’origine mistica dei fenomeni.
Negli ultimi anni della sua vita, il dolore si fece sempre più intenso, ma sopportò tutto senza un lamento, in totale abbandono alla volontà di Dio; e in questo clima compose la bellissima preghiera: “O santa vittima, chiamami a Te, è giusto. Non tenere conto della mia repulsione; che io completi nel mio corpo ciò che manca alle tue sofferenze.Abbraccio la croce, voglio morire con Te. È nella piaga del tuo Sacro Cuore che desidero esalare l’ultimo sospiro”.
Secondo il suo desiderio morì nella festa del Sacro Cuore il 27 giugno 1879; i parrocchiani di Siviriez e dintorni, all’annuncio della sua morte, dicevano fra loro: “La nostra santa è morta”.
I funerali si svolsero il 30 successivo, con la partecipazione di numerosi sacerdoti e una gran folla di fedeli; fu sepolta nel cimitero di Siviriez; in seguito fu traslata nella chiesa parrocchiale, dove riposano nella Cappella di San Giuseppe.
La fama di santità di cui godeva in vita, proseguì e si ampliò dopo la sua morte, per cui prima nel 1929 poi nel 1953 si iniziarono i processi canonici per la sua beatificazione, che dopo lungo iter, hanno portato alla proclamazione come Beata di Margherita Bays, da parte di papa Giovanni Paolo II, il 29 ottobre 1995.