Il Vangelo del giorno – 01Giugno – Inviò loro il figlio amato

Il Vangelo di oggi: Mc 12, 1-12

parabola-vignaiuoli-omicidiIn quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani: «Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero. Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna. Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?». E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.

Commento al Vangelo di oggi: Inviò loro il figlio amato

Il simbolo della vigna educa alla preghiera. Gesù parla del Regno, e lo paragona al lievito, a una rete da pesca, a un granello di senape, alla festa di nozze, a una vigna. Tutte queste realtà note a chi lo ascolta, acquistano un significato più ampio. I simboli sfuggono e si lasciano riprendere come una palla che rimbalza. Meditarli significa aprirsi al dialogo con Dio, aprirsi alla preghiera. Il simbolo e la storia non si escludono, ma si completano (Frederic Manns).

Un uomo piantò una vite e la diede in affitto. Immagine velata sotto la quale possiamo scorgere il mistero della vita, il segreto arcano che scorre tra i dirupi dell’umana esistenza. La mano sapiente di Dio pianta il germoglio della nostra vita, con affetto la protegge e la circonda d’amore. Una piccola gemma che non ci appartiene, ci viene semplicemente affidata perché la facciamo crescere e a suo tempo porti un frutto abbondante. L’uomo diventa protagonista di ciò che gli viene affidato, esercita con responsabilità la dignità della propria libertà, l’energia vitale di un cuore capace d’amare solo se riconosce che ciò che gli scorre tra le mani è in affitto, che il lento fluire della vita non può intorpidirsi nella pozzanghera di una qualsiasi appartenenza, nell’appropriarsi di ciò che un giorno dovrà essere restituito. La parabola ci insegna la sacralità di ogni vita umana che non può essere calpestata da nessuno e per nessuna ragione. Dio stesso cinge la sua creatura, la protegge con la siepe di un mistero che solo Lui conosce e che nessuno di noi può impunemente violare.