Il Vangelo del giorno – 02 Giugno – Dov’è la tua speranza?

Il Vangelo di oggi: Mc 12, 13-17

cesareIn quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio ». E rimasero ammirati di lui.

Commento al Vangelo di oggi: Dov’è la tua speranza?

Questa domanda può essere fatta da un cuore sincero o con l’intenzione di schernire l’altro. Al sarcasmo e agli insulti di quelli che non prendono niente sul serio, Tobi risponde: «Non dite così, perché noi siamo figli di santi e aspettiamo la vita che Dio darà a coloro che non perdono mai la loro fede in lui». Ridere e scherzare benevolmente è sempre possibile, ma nei tempi difficili trionfa il soccorso reciproco, la vita familiare, la misericordia e la leale integrità religiosa e sociale.

“Portatemi una moneta”, è la proposta di Gesù ad “alcuni farisei ed erodiani” che “per coglierlo in fallo nel discorso” arrivano a lusingarlo, chiamandolo “Maestro” e riconoscendo che egli è “veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità”. Si comportano, cioè, come adulatori in cerca di approvazione e non come cercatori di verità. Non hanno il dono della cara inquietudine, come racconta Ernesto Olivero dopo aver sentito un intellettuale famoso che ha detto “di essere tranquillo perché ateo: felice di non credere in Dio. Mi ha colpito questa sfumatura, perché al contrario io mi sento inquieto. Felice sì di credere in Dio, ma anche inquieto nel vedere le miserie del mondo e quelle mie. Cara inquietudine, sei benedetta perché rafforzi la ricerca di Dio e ci spingi ad essere padri e madri di chi si sente smarrito. Cara inquietudine, sei benedetta perché ci fai capire la responsabilità immensa che ci è donata: credere in Lui per avere i suoi occhi e le sue orecchie, per non giudicare nessuno, per camminare sempre, anche quando non è tutto chiaro. Cara inquietudine, sei benedetta perché ci aiuti a capire che il mondo non è diviso tra chi non crede e chi crede, ma tra chi si impegna per gli altri e chi rimane indifferente. Cara inquietudine, sei benedetta perché sei presente in ogni cuore che sa ascoltare. Cara inquietudine, sei benedetta perché ci ricordi che non esiste solo oggi, ma anche domani. Non solo qui, ma anche altrove. Non solo io, ma anche gli altri. Cara inquietudine, sei benedetta perché non smetti di gridare a chi è sordo che al mondo si è felici solo facendo felici gli altri”. Al termine del brano si dice che “rimasero ammirati di lui”. Gesù con la sua affermazione apre la loro mente dimostrando che Dio è più forte di tutto, persino della malizia che li agita.