Il Vangelo del giorno – 10 Giugno – Sono venuto a dare compimento

Il Vangelo di oggi: Mt 5, 17-19

gesu e le tavole della leggeIn quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Commento al Vangelo di oggi: Sono venuto a dare compimento

Gesù non è venuto a sconfiggere, a distruggere, a condannare, a fare piazza pulita o carta straccia dei vecchi e santi Libri. Sì, è venuto a fare piazza pulita dei nostri peccati, dei nostri modi di agire e di parlare, rinnovando, ricostruendo l’Antica Alleanza, facendola capire e spiegandola con il segno della Croce, con il segno del suo amore per gli uomini. Con Gesù gli antichi e santi Libri ritrovano il loro significato, e nelle antiche preghiere (i Salmi) noi possiamo trovare in ogni versetto la preghiera di Gesù.

Crea una certa confusione l’affermazione di Gesù. Egli dice chiaramente di non essere venuto ad abolire una virgola della Legge ma, leggendo il vangelo, vediamo che molto spesso Gesù contraddice le affermazioni dei dottori della Legge e mette in discussione i loro precetti. Bisogna capirsi, allora. I precetti derivanti dalla Torah, dalla legge scritta di Mosè, si erano rivelati insufficienti, secondo i rabbini, e si prestavano a troppe interpretazioni. Con una certa disinvoltura, allora, a partire dal V secolo, si aggiunsero una enorme quantità di minuziose prescrizioni, oltre seicento, chiamate “legge orale” ma proposte come leggi derivanti da Mosè. Queste leggi, molto spesso, non erano altro che tradizioni umane innalzate al rango di precetti. Contro questa confusione Gesù si scaglia: non mette mai in discussione la Torah ma non esita a correggere le norme della legge orale, confrontandole esattamente con l’essenziale. Non è un anarchico, Gesù, ma non vuole in alcun modo che il prezioso tesoro della Parola di Dio sia confuso con le interpretazioni, spesso approssimative, che ne fanno gli uomini.