Il Vangelo del giorno – 10 Maggio 2015 – Rimanete nel mio amore

Il Vangelo di oggi: Gv 15, 9-17

papa francescoIn quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Commento al Vangelo di oggi: un cuore solo e un’anima sola

È amico chi ha «un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32). Gesù, pur essendo Dio, non vuole più chiamarci «servi», ma amici, perché abbiamo conosciuto e amato ciò che compie per noi il vero Padre del mondo. Gesù, addirittura, come suoi discepoli vuole chiamarci «fratelli» (cf Mt 28,10; Gv 20,17), perché «chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre» (Mc 3,35). Egli ha voluto «rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso» (Eb 2,17).

Nella prima lettera di Giovanni, troviamo scritto: “Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati”. E nelle parole di Gesù quel “Dio è amore” trova la sua concretezza. Cosa poteva fare di più Dio se non darci il Suo unico Figlio come porta di salvezza per i nostri peccati? “Dio è amore”. “Amare” significa quindi avere gli stessi sentimenti di Dio, agire gratuitamente, comportarsi “come” Gesù con i suoi, anzi entrare nella comunione che unisce da tutta l’eternità e per sempre il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Ecco perché questo amore, di origine divina, rivelato da ciò che ha fatto il Signore e soprattutto dalla sua morte, consente di produrre un frutto che “rimane”. Come Maria che ci è sempre accanto, anche nelle tribolazioni.