Il Vangelo del giorno – 11 aprile 2015

Il Vangelo di oggi: Mc 16, 9-15 «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura»

gesu appare ai discepoliRisorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero. Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro. Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».

Commento al Vangelo di oggi:

I Vangeli «sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome» (Gv 20,31). Alla fine di ogni Vangelo c’è la consegna missionaria per tutti i cristiani: «Andate, proclamate, siate testimoni, io sono con voi». Maria, la Madre di Gesù, è stata la prima missionaria a portare Gesù al mondo «in fretta» (Lc 1,39), con la preghiera – il Magnificat – e con la gioia.

Ecco, le ultime parole del Risorto pronunciate prima di salire al cielo, mi risuonano come un abbraccio aperto: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura”. Non si tratta di andare per il mondo senza sapere in quale direzione dirigere i propri passi, perché ogni uomo è mondo. Non si tratta di andare senza un motivo, perché tutto è dono gratuito. Un dono che nessuno si aspetta, ma che fa più grande la nostra vita. Un dono che impegna, ma che è certo e che ci fa dire con il salmo 84: “Beato chi trova in Te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio”. Mons. Lanfranchi, morto da poco, nel suo testamento spirituale ha scritto: “Grazie al dono della fede ho percorso il cammino della vita come un viaggio “santo” diretto verso una meta certa, che ha sostenuto la speranza. Ora, giunto al termine di questo viaggio, giunto davanti alla Maestà Divina, alla Gloria della Trinità, parafrasando le parole di S. Agostino, prego: “Davanti a Te, o Signore, è la mia debolezza, la mia fragilità, il mio peccato; davanti a Te è la mia forza, quello che per tua grazia mi hai dato di realizzare di bene. Questo prendilo, quello perdonalo”. Con verità devo confessare che il filo d’oro che ha unito la mia vita è l’amore misericordioso di Dio e solo quello; amore che si è manifestato nel dono della vita, della vocazione al sacerdozio, nel dono dell’episcopato, nella grazia di essere vissuto nella Chiesa, nei vari presbiteri, nelle comunità. Quante grazie! Tante volte mi sono chiesto: “Dove potresti essere ora se il Signore non ti avesse chiamato? Quale sarebbe stato il tuo destino?”. Ringrazio il Signore di non avermi mai abbandonato con il suo amore”. Chi ama e si sente amato cammina con passo spedito e per tutti ha una parola buona da offrire