Il vangelo del giorno – 19 Maggio – Ti ho glorificato sulla terra

Il Vangelo di oggi: Gv 17,1-11

il vangelo 19 maggioIn quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse:«Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.

 

Commento al Vangelo di oggi: Ti ho glorificato sulla terra

In Giovanni 17 c’è la preghiera di Gesù, il Sommo Sacerdote che prega per se stesso, per i suoi e per quelli che crederanno nel suo nome. Nel momento della sua gloria sulla croce, Gesù pregherà ancora versando il suo sangue. Anche la Lettera agli Ebrei usa la stessa teologia di Cristo Sommo Sacerdote che con l’unzione regale annuncia il regno di Dio, con l’unzione profetica annuncia il Vangelo ai poveri e con l’unzione sacerdotale «è sempre vivo per intercedere a nostro favore» (cf Eb 7,25).

Papa Francesco ha più volte affermato che i martiri di oggi sono più numerosi di quelli di ieri. In altri tempi avrei dubitato, ma adesso che vedo storie di decapitazione, massacri assurdi e che leggo storie di violenza senza senso me ne convinco pure io. La storia di Khiria è una testimonianza di fedeltà e di glorificazione: “Sono nata cristiana e se per questo dovrò morire, preferisco morire cristiana”. Così Khiria AlKas Isaac, 54 anni, cristiana irachena di Qaraqosh, fuggita dallo Stato islamico in Kurdistan, ha risposto agli islamisti che imprigionandola, frustandola e premendola una spada sulla gola le imponevano di convertirsi all’islam. La donna e il marito Mufeed Wadee’ Tobiya si sono ritrovati la mattina del 7 agosto in una città improvvisamente conquistata dai jihadisti. Fin da subito, i miliziani l’hanno minacciata così: “Convertiti all’islam o sarai decapitata”. Essendosi rifiutata, insieme ad altre 46 donne è stata presa, separata dalla sua famiglia e imprigionata per dieci giorni. Durante la segregazione, le donne venivano ripetutamente frustate davanti a tutte le altre perché la sofferenza di una convincesse tutte a convertirsi. “Ho risposto loro immediatamente che preferivo morire cristiana e poi ho citato il Vangelo di san Matteo (10,33). Gesù disse: “Chi mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”. Altre minacce sono seguite: “Convertiti o ti farò ancora più male…sarai decapitata”, a cui ha risposto: “Sarò felice di essere una martire”. Una volta libera grazie ad una fuga ha precisato: “Durante le frustate, piangevamo tutte ma tutte ci siamo rifiutate di convertirci”. La storia di Khiria mi insegna molto, non lo so però se io fossi riuscita a fare altrettanto al suo posto.