Il vangelo del giorno – 22 Maggio – Tu lo sai che ti voglio bene

Il Vangelo di oggi: Gv 21,15-19

Igesu e pietron quel tempo, quando si fu manifestato ai discepoli ed essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro? ». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore».Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi»

Commento al Vangelo di oggi: Tu lo sai che ti voglio bene

Sant’Agostino, nel suo grande e ammirato Commento al Vangelo di Giovanni dice: «Pietro, che ha rinnegato ma era forte nell’amore, presuntuoso nel gloriarsi e umiliato quando ha rinnegato, purificato nel piangere e forte nel professare la fede, è stato coronato nel martirio e ha capito l’inesplicabile: chi ama Dio ama se stesso, e chi non ama Dio non ama se stesso». Gesù ha spiegato così il comandamento dell’amore: «Chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà» (Mt 10,39)

A conclusione del nostro tempo pasquale, leggiamo oggi lo splendido incontro tra Pietro e Gesù alla fine del vangelo di Giovanni. Il dialogo – conosciuto da molti – è straordinario e sigilla la definitiva amicizia tra Pietro e il suo Maestro. La lingua greca è piena di sottigliezza che la traduzione italiana in parte tradisce. In greco esistono tre modi per indicare l’amore: l’amore di attrazione, erotico, quello di amicizia e l’amore grande, quello ideale, quello legato all’esperienza di Dio. Gesù le prime due volte chiede a Pietro: «Mi ami di amore grande?» e Pietro risponde, sconsolato: «Ti amo di amore di amicizia». Povero Pietro! L’apostolo entusiasta, il focoso, l’irruento, quello disposto a morire per il Maestro, ha misurato il proprio fallimento, il proprio limite e non osa più esporsi, sbilanciarsi. Credeva di amare Gesù di un amore focoso e travolgente, ma nel cortile del Sinedrio una serva ha mostrato l’inconsistenza del suo amore… Per la terza volta Gesù parla. Questa volta è lui che abbassa il tiro e chiede a Pietro un amore di amicizia. Pietro tace, è rattristato, è stato Dio a dover abbassare le pretese, e risponde: «Cosa vuoi che ti dica, tu mi conosci, sei tu che misuri il mio amore! » Grande Pietro! A te il Signore ora chiede fedeltà, a te di occuparti dei fratelli, senza sogni smisurati, senza pretese, senza illusioni. Ora potrai davvero essere un buon pastore, non un giudice, perché cosciente del tuo limite…