Il Vangelo del giorno – 26 Maggio – Gli ultimi saranno primi

Il Vangelo di oggi: Mc 10, 28-31

gli ultimi saranno i primiIn quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

Commento al Vangelo del giorno: Gli ultimi saranno primi

Dio ha un grande cuore (cf lGv 3,20), e se guardiamo con sincerità la nostra vita, allora sappiamo bene che qualunque cosa abbiamo lasciato per lui, egli ce l’ha veramente ricambiata «cento volte tanto». Non possiamo superarlo in generosità. Dio non attende l’altra vita per darci la ricompensa, ma «dona fin da questa vita cento volte tanto» (Teresa d’Àvila), anche se questo mondo rimane un mondo di persecuzioni, di dolore, di sofferenze. (Joseph Ratzinger)

“Lasciare” è la parola chiave di oggi. A partire da Pietro, che, forse, con un pizzico di rammarico e di nostalgia fa notare a Gesù che la Sua richiesta è “troppo” alta. Gesù accoglie l’osservazione, ma aggiusta il tiro. Non per ricevere consensi, ma per ricordarci che avere non è tutto. Possiamo anche non avere “casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi”, ma tutti abbiamo un cuore che può diventare casa accogliente, fratelli e sorelle che giocano e sorridono, padri che si prendono cura dei deboli, madri che generano alla fede, figli di speranza, campi di carità. Possiamo anche non avere un futuro, ma di certo abbiamo tutti un passato e un presente da nutrire di fedeltà sempre nuova. A riguardo Madeleine Delbrel afferma: “Non dovete nessuna fedeltà al passato in quanto passato; darete fedeltà soltanto a ciò che a voi ha portato di eterno, cioè di carità”. Per fare il bene ogni luogo è buono. Ce lo insegna pure san Filippo Neri, le note della sua vita apostolica ci dicono che li visse all’insegna della libertà e della carità: “La vita contemplativa che egli attua è vissuta nella libertà del laico che poteva scegliere, fuori dai recinti di un chiostro, i modi ed i luoghi della sua preghiera: Filippo predilesse le chiese solitarie, i luoghi sacri delle catacombe, memoria dei primi tempi della Chiesa apostolica, il sagrato delle chiese durante le notti silenziose. Coltivò per tutta la vita questo spirito di contemplazione, alimentato anche da fenomeni straordinari, come quello della Pentecoste del 1544, quando Filippo, nelle catacombe si san Sebastiano, durante una notte di intensa preghiera, ricevette in forma sensibile il dono dello Spirito Santo che gli dilatò il cuore infiammandolo di un fuoco che arderà nel petto del santo fino al termine dei suoi giorni”.