Il Vangelo del giorno – Lunedì 29/07/2019: Solo la fede da consolazione

Lunedì 29 luglio 2019
1Gv 4, 7-16; Sal 33 
Vangelo secondo Giovanni (11, 19-27) (opp. Lc 10, 38-42)

In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

 

Medita la Parola

”Io credo che sei il Cristo, il Figlio di Dio”.

Marta professa la sua fede in Gesù, il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire al mondo. La sua fede viene confermata quando il fratello Lazzaro è richiamato alla vita da colui che è “la risurrezione e la vita”. La presenza di “molti Giudei” accanto a Marta e Maria, pare fare da ambientazione al racconto evangelico. L’evento della morte è collegato strettamente alla necessità della consolazione: abbiamo bisogno di non sentirci soli di fronte alla morte, alla lacerazione degli affetti….. Eppure la presenza dei “molti Giudei”, cioè di uomini caratterizzati dalla loro devozione, ci rivela che nessuna religiosità è in grado di consolare: solo la fede in Dio dà consolazione e permette il superamento del dolore con la certezza della vita che nessuno, all’infuori di lui, può dare. E’ una certezza di fede: infatti, la morte esercita ancora il suo “limitato potere” (D. Bonhoeffer) su di noi, ma la fede ci dice che il Signore ci guida come un pastore e ce la fa attraversare e superare nella risurrezione.

 

Contemplo

Di cosa ha bisogno il Signore? Di niente e di tutto….

Un Dio che ha bisogno è un assurdo di un pensiero malato, ma per il mio cuore è la tenerezza che mi lega invincibilmente a Lui. Se ciò che metto insieme con molta fatica, se il mio pur tanto costoso niente non gli serve in nessun modo, ogni volontà e possibilità di volergli bene mi è tolta. Chi ama vuole essere certo che gli si risponda, che niente va perduto, che qualcuno sorride, si compiace e si riposa nell’affetto che arriva fino a lui così da lontano e con tanto sforzo.

Il Signore ha bisogno del mio sospiro, della mia preghiera, della mia lacrima di pietà, della mia rinuncia, del mio bicchier d’acqua. Il bene non va perduto perché il Signore ne ha bisogno, perché Uno che ha tutto ed è tutto, si è fatto questuante d’amore per amore (P. Mazzolari, Perdersi, p.227)